Il colpo del Tasso Bernard Hinault: meno 33 al Giro100

Al Giro d'Italia 1985 il campione francese riuscì a conquistare il suo terzo successo rosa. Non fu però il solito dominio in salita, la vittoria fu un capolavorodi intelligenza e attesa

Il colpo del Tasso Bernard Hinault: meno 33 al Giro100

Bernard Hinault, foto di Anders via Flickr

La pesca, le maree, l’inverno lungo che non sembra mai tempo d’estate. “Su in punta all’Atlantico semplice e crudele è l’insegnamento del mondo // attesa, attesa soltanto // la vita scorre in un presente ipotetico e si guarda il mare e l’orizzonte aspettando // aspettando il momento, quello buono per praticare la propria attesa”, scrisse Jacques Prévert. Sarà l’ambiente, saranno le maree di Saint-Brieuc, sarà l’insegnamento della sua terra, la Bretagna, sarà l’aspetto modesto, sarà per tutto questo o per chissà che cosa altro, ma Bernard Hinault era “Monsieur Blaireau”, il signor tasso.

 

E a un tasso Hinault assomigliava davvero. Non per sembianze, per attitudine. Il tasso guarda, memorizza abitudini e comportamenti, si fa vedere pacioso e distratto, poi al momento opportuno sfodera un colpo d’artigli e conquista la preda. Hinault in bicicletta faceva lo stesso: si perdeva tra i tanti, si nascondeva, non si faceva scorgere, a vederlo sembrava sempre che stesse faticando, che fosse sul punto di staccarsi, poi si ridestava, attaccava, vinceva. Correva poco, meno dei campioni che lo avevano preceduto, più di quelli che lo avrebbero seguito, ma quando sceglieva una corsa non perdeva quasi mai. Corse otto Tour de France, ne conquistò cinque, una volta si ritirò, due volte fu secondo; corse tre Giri e due Vuelte, non ne perse una. Si portò a casa anche due Liegi-Bastogne-Liegi e due Giri di Lombardia, vinse pure una Roubaix, pur considerandola ciclocross, una “cagata di corsa”.

La perfezione di Francesco Moser: meno 34 al Giro100

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Nel Giro d’Italia del 1985 non c’era molto da aspettare e lo spettacolo sarebbe potuto arrivare presto, prestissimo, che si partiva da Verona a cronometro, che a Milano si arrivava alla terza tappa con una chilometro a squadre, che le Dolomiti erano già alla quarta. E verso Selva di Val Gardena, Hinault ci provò a fare piazza pulita di tutto e tutti, ma le pendenze erano quelle che erano e i rivali più in forma degli anni precedenti oppure lui meno capace di trasformare le salite in vittorie. E così sotto lo striscione del traguardo quel 20 maggio si ritrovò dietro allo svizzero Humbert Seiz. E il 31 maggio, in Cima al Gran Sasso d’Italia, furono in tanti a staccarlo: di cinquanta secondi Franco Chioccioli, di mezzo minuto Francesco Moser, Greg LeMond e una buona parte della ciurma dei pretendenti alla Maglia Rosa. Roberto Visentini lo disse anche pubblicamente: “Questo Hinault è battibile. Non è più quello degli scorsi anni, lo si può staccare”.

 

In pochi si erano accorti però che il colpo del Tasso c’era già stato, che tutto era già finito, perché Hinault aveva già vinto. Era successo due giorni prima, il 29 maggio 1985 a Maddaloni. Era successo non in salita, ma contro il tempo, a cronometro. Era successo che il bretone avesse fiaccato le gambe a tutti senza che gli altri se ne fossero nemmeno accorti.

 

Bernard Hinault sapeva che gli anni stavano passando e tra quei giovani che gli scattavano a fianco in molti sarebbero diventati grandi atleti, ma lui era un campione, era diverso e soprattutto aveva anni di vittorie alle spalle e il potere di intimorire gli altri soltanto pedalando avanti. E così fece verso la Svizzera, sul Gran San Bernardo. E così fece verso il Gran Paradiso l’ultima possibilità di resa di quel Giro. Pedalò avanti e tutti dietro a pensare “e come lo stacchi il francese”, tutti a riflettere, tutti a ragionare, e quando Marino Lajarreta partì e Hinault non rispose e poi si staccò, ma rimase a pedalare con la calma del vincente, capirono di quanto tempo avevano sprecato, della furbizia dell’avversario. Vinse un americano quel giorno, Andrew Hampsten, LeMond staccò Bernard Hinault di una ventina di secondi, il francese conquistò il suo terzo Giro d’Italia, l’ultimo.

 

Vincitore: Bernard Hinault in 102 ore 46 minuti e 51 secondi;

secondo classificato: Francesco Moser a 1 minuto e 8 secondi; terzo classificato: Greg LeMond a 2 minuti e 55 secondi;

chilometri percorsi: 3.998.

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