Onorevoli all'ultimo stadio

Gli insulti alla Juve di Taglialatela, Commissione Antimafia, ultras prestato alla politica

Onorevoli all'ultimo stadio

L'Onorevole Taglialatela allo stadio con Ignazio La Russa

Suggerimento per i “padri costituenti” che, dopo la vittoria del no al referendum dello scorso 4 dicembre, stanno studiando la nuova grande riforma della Carta: cominciate dall’articolo 67, quello che recita che “ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. E correggetelo così: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la propria squadra del cuore cui è legato da vincolo di mandato”.

 

Forse in questo modo, l’onorevole Marcello Taglialatela, esponente di Fratelli d’Italia, si sentirà più a suo agio nei panni di “tifoso prestato alla politica”.

 

Per chi non lo sapesse, Taglialatela è membro della commissione Antimafia. La stessa che sta indagando, nonostante l’assenza di procedimenti penali e sulla base di prove che non appaiono così solide, sui presunti rapporti tra i vertici della Juventus e la ‘ndrangheta. Il direttore generale della Federcalcio Michele Uva, commentando la vicenda, ha parlato di “processo mediatico”, scatenando l’ira della presidente Rosy Bindi. Ma per fortuna ci ha pensato Taglialatela ad abbassare i toni.

 

Intervistato dalla "Zanzara", l’onorevole, ultras del Napoli, ha spiegato nell’ordine: che “quando lo merita” è giusto urlare “Juve merda” (e lui lo fa); che la Juventus “è sicuramente la squadra che riceve favori arbitrali”; che gli arbitri “sono sponsorizzati dalla Fiat e quindi dalla Juventus. Prendono soldi”. Per completezza di informazione va detto che sul web circola anche una foto di Taglialatela (l'immagine in testa a questo articolo), insieme a Ignazio La Russa, mentre mostrano orgogliosi una sciarpa con la scritta “Juve merda”.

 

Sorvoliamo sugli arbitri “sponsorizzati dalla Fiat”, una vecchia accusa che ogni tanto viene riproposta (è come quando si diceva che Unicredit, che aveva una quota della Roma, sponsorizzava la Champions e quindi la società giallorossa...).

 

Il problema è un altro. Nessuno vieta all’onorevole Taglialatela di avere le sue simpatie calcistiche. Il problema è che un onorevole, un uomo delle istituzioni, dovrebbe conoscere il confine tra tifo e politica. E magari evitare di esacerbare gli animi con chiacchiere da bar. A suo tempo un suo collega di Antimafia, Stefano Esposito (juventino del Pd), raccontò sempre alla "Zanzara", che da giovane ultras, allo stadio, aveva gridato “Roma merda”. Da giovane ultras, appunto. Poi le cose cambiano, si cresce, si matura. A volte.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    30 Marzo 2017 - 15:03

    a me la ridicola questione della porta girevole utilizzata dai magistrati per entrare e uscire dalla politica ricorda una trasmissione tv di Corrado Augias che di fresco finito il mandato parlamentare Pd ( o Pds) ,essendo arrivati alla rissa due suoi ospiti ( uno del suo partito e l'altro di opposizione ) si dichiarò terzo e si mise a fare l'arbitro neutrale, asettico, come a Carta bianca Bianca Berlinguer super epurata Rai con tempi di trasmissione infiniti fa la terza esercitandosi nel rinverdire il mito di Telekabul ora numero 3 .uno spasso, altro che 'Daje alla Juve'.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    30 Marzo 2017 - 12:12

    Giusto, ma nessun problema: ognuno si firma e si autentica con la sua faccia e con quello che dice e scrive. Tirar l'acqua, e avanti il prossimo!

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    30 Marzo 2017 - 11:11

    Molto più della Manica separa e distingue la Gran Bretagna.

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  • giantrombetta

    30 Marzo 2017 - 08:08

    Poi uno si interroga, il Foglio in primis, che cosa si può e si dovrebbe fare per arginare i pericoli del cosiddetto sciagurato populismo che inevitabilmente mira a far del Parlamento il bar sport del lunedì dove ogni membro rappresenta la propria squadra del cuore cui e' legato da vincolo di mandato. Il discorso in verità andrebbe allargato. Per esempio riflettendo sui rapporti tra politica e magistratura i cui sacri e chiari paletti furono ben piantati dai padri costituenti. Ora si dice che in assenza di una legge precisa nulla impedisce a un magistrato in organico di entrare ed uscire dal parlamento e dal governo di stato o regioni a suo piacimento. In attesa che il legislatore adempia ai doveri di disciplinar la materia come richiamato per altro pure da quell'Europa tanto sputtanata, in luogo del CSM non sarebbe il caso che almeno i partiti più seri, a cominciare dal Pd, inserissero nei loro statuti il divieto di iscrizione e dunque di candidatura a magistrati in attività ?

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