Erano nomi, diventarono volti e parole. Zavoli e il Processo alla tappa: meno 56 al Giro100

Il 20 maggio 1962 nasce uno tra i programmi più importanti della storia della televisione sportiva. Un viaggio che dura ancora oggi grazie ad Alessandra De Stefano

Erano nomi, diventarono volti e parole. Zavoli e il Processo alla tappa: meno 56 al Giro100

Sergio Zavoli

Erano sguardi persi e smarriti. Quelli di Graziano Battistini, di Guido Carlesi, di Vincenzo Meco. Osservavano quel marchingegno e sembrava loro il futuro, quasi fantascienza. E poi quello schermo. Le loro movenze in televisione le aveva già viste, ormai non era più una novità. Nel 1953 le prime prove, giusto per l’arrivo del Giro a Milano; nel 1955 gli arrivi a telecamere fisse; l’anno successivo le fasi salienti di tutte le tappe. Ma è il 20 maggio 1962 che tutto cambia, perché le immagini non ritraevano più soltanto le bici in movimento, ma ora erano analisi, interviste, soprattutto persone. I nomi dei corridori diventarono volti, imprese e sconfitte diventarono parole. Demiurgo fu Sergio Zavoli, teatro di scena il Processo alla Tappa.

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Sino a quel momento le parole dei ciclisti erano piccoli incisi in una grande storia. Erano frasi spezzate inserite in una narrazione di piccoli e grandi uomini che si scontravano contro un’enorme fatica. Il ciclismo era racconto scritto, certo, ma soprattutto orale, una trasmissione di imprese incredibili, di nomi cattivi e immensi come Izoard, Tourmalet, Cinquemiglia, Rolle o dolci e crudeli come Pordoi, Stelvio, Galibier, Gardena. Un racconto di cavalieri erranti che al massimo rientravano in qualche fotografia su qualche giornale, ma solo se vincenti.

 

Zavoli si intromise. Diede un volto e una voce ai corridori, rese indimenticabile la spontaneità aggressiva di Vito Taccone e l’aplomb quasi inglese di Vittorio Adorni. Li avvicinò alla cultura di Indro Montanelli, di Enzo Biagi, di Pier Paolo Pasolini, creando un nuovo racconto, questa volta di parole e immagini, di imprese e visi, di sconfitte ed espressioni.

 

Il Processo alla tappa Zavoli l’ha lasciato nel 1969, ma il Processo alla tappa è continuato, cambiando, adeguandosi ai tempi, sino a oggi, sino ad Alessandra De Stefano, che l’ha modernizzato, mutato, elaborato mantenendo però lo stesso spirito di un tempo, mantenendo intatto lo spirito chiacchierone del ciclismo. Che è racconto, nient’altro che racconto.

 

Vincitore: Franco Balmamion in 123 ore 7 minuti e 3 secondi;

secondo classificato: Imerio Massignan a 3 minuti e 57 secondi; terzo classificato: Nino Defilippis a 5 minuti e 2 secondi;

chilometri percorsi: 4.180.

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Commenti all'articolo

  • M.Parrini

    10 Marzo 2017 - 17:05

    Intitolare una trasmissione sul ciclismo di oggi "Processo alla tappa" é come scrivere un libro sulla scuola dal titolo "Lettera a una professoressa 2" o uno sulla cucina "La nuova scienza in cucina e la nuova arte di mangiar bene". Onde evitare dolorosi e improponibili paragoni, converrebbe evitare.

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