Le nuove regole folli dell'Ifab e i limoni del nuovo presidente del Palermo

Le troppe bevute del board internazionale che può cambiare le regole del calcio si riflettono nella modifica delle norme sui calci di rigore; intanto in Sicilia Zamparini lascia la poltrona a una ex Iena

Le nuove regole folli dell'Ifab e i limoni del nuovo presidente del Palermo

Un tifoso del Tottenham arrivato molto in anticipo allo stadio si domanda con ansia chi sarà il prossimo presidente del Palermo (foto LaPresse)

Londra. A pensare male nel calcio di solito si fa gol. E non mi riferisco solo ai salti goffi dei portieri su punizioni parabilissime che fanno urlare al complotto delle scommesse. Il football è sport giocato principalmente nella testa di chi lo pratica (lo so, non è l’unico, ma qui di quello si parla), e là dove c’è la convinzione anche un gruppo mediamente scarso può battere una squadra di fenomeni, e viceversa. Lo stiamo vedendo in questi giorni con il Leicester, tornato dopo l’esonero di Ranieri a giocare a calcio, segnare gol bellissimi e correre con la furia agonistica che aveva fatto gridare alla favola solo un anno fa. I calciatori in fondo sono merde come tutti noi, e dopo avere twittato la loro tristezza per l’esonero del manager che li ha fatti diventare grandi, hanno deciso di rimettersi a vincere partite come se i due mesi di oscurità appena trascorsi non ci fossero mai stati. Meglio così per loro, naturalmente, e buon per il sostituto dell’italiano in panchina, Shakespeare, che aveva ereditato una tragedia e sta cercando in qualche modo di trasformarla in commedia. O, dato che a breve si giocherà il ritorno di Champions, almeno in dramma storico.


Domenica Ruby Mae non è riuscita a seguire Tottenham-Everton perché non trovava più i vestiti nell’armadio. Qui la vediamo felicemente sorpresa alla notizia che il fidanzato, Dele Alli, ha segnato il gol del 3-1


Confesso di iniziare a invidiare seriamente la cantina dell’Ifab, il board internazionale che da solo può cambiare le regole del calcio. Devono tenere nascosto da qualche parte il brandy, “quello buono”, che sorseggiano ogni anno, trovandosi per decidere cosa modificare e cosa no dello sport più bello del mondo. L’ultima trovata degli allegri compari di bevute è quella di modificare il luogo comune per eccellenza, “la lotteria dei calci di rigore”, trasformandoli in tie break: non più squadra A - squadra B - squadra A - squadra B, eccetera, ma A-B-B-A. A parte la citazione del gruppo svedese con le zampe di elefante, la motivazione della scelta è sintomatica: secondo le statistiche il 60 per cento delle volte vince ai rigori chi tira per primo. Ora, a parte essere questa una percentuale non particolarmente significativa, la proposta dell’Ifab indica una tendenza ormai deleteria nel calcio, e cioè quella di affidarsi ai big data per sistemare quello che non va. L’Italia calciò per prima i rigori contro Argentina, Brasile e Germania nel 1990, 1994 e 2016, e sempre per prima tirò contro l’Olanda nel 2000 e la Francia nel 2006. Contano la testa e anche il culo nel sorteggio, che fa parte del gioco. Invece che cambiare le regole in base alle percentuali, quelli dell’Ifab potrebbero condividere con me un po’ del loro alcol.

 

A proposito, mi complimento con la Figc, che ieri ha rieletto Carlo Tavecchio presidente per i prossimi quattro anni. Mi è bastato leggere uno dei punti principali del suo programma per capire che non c’è speranza per il calcio italiano: secondo Tavecchio la serie A dovrebbe essere a 20 squadre e con sole due retrocessioni. Il modo migliore per farsi votare, questo sì, ma anche di rendere ancora meno eccitante un campionato che già da gennaio si fa seguire solo per capire chi andrà in Champions League (che poi sono sempre quelle tre a giocarsela) e – quest’anno – per i gol di Andrea Belotti, elogiato persino dal portiere della mia Nazionale, che se ne intende di gol, soprattutto presi. Tuttavia in certi casi meglio affidarsi all’usato più o meno sicuro come Tavecchio che gettarsi sul nuovo che avanza. Ieri Zamparini ha fatto il nome del nuovo presidente del Palermo, uomo della cordata anglo-americana che rileverà la società siciliana, che sa tanto di complotto massone. E’ Paul Baccaglini, trader di successo e capo del fondo Integritas Capital, nonché ex conduttore radiofonico e “Iena” su Italia 1. Ieri circolavano già foto di lui seminudo con due limoni sopra ai capezzoli. Simpatico, ma non renderà meno aspra la retrocessione.

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