Il furore calcistico del Gallo Belotti e le fortune dell'Empoli

L'attaccante del Torino smentisce a suon di gol (22 dopo la tripletta contro il Palermo) chi l'aveva etichettato come bidone. Gli azzurri toscani ringraziano la pochezza delle rivali per la salvezza

Andrea Belotti

Andrea Belotti (foto LaPresse)

I numeri nel calcio non spiegano tutto, però aiutano/1. Prendete Andrea Belotti, riedizione del tremendismo granata che fu, momento di sacro furore calcistico che ha scritto la leggenda del Grande Torino. Si verificava – raccontano – quando Valentino Mazzola si rimboccava le maniche dando il segnale ai compagni: basta, abbiamo finito di scherzare. E per le avversarie era l'inizio della fine. Non vogliamo essere accusati di blasfemia, ma il paragone ci sta. Più legato al singolo, che al gruppo. Perché allora si parlava di una macchina inesorabile e perfetta, oggi di un singolo che trascina i compagni. Belotti lo aveva fatto lunedì a Firenze, cambiando il destino a una della partite più brutte del Torino: inguardabile per un'ora, giustamente sotto di due reti. Al centravanti erano bastati una ventina di minuti per dimenticare un rigore appena sbagliato (il terzo in stagione) e per segnare la doppietta del pareggio. Domenica è andato oltre. Torino in svantaggio in casa contro il Palermo fin quasi alla mezz'ora del secondo tempo, poi Belotti suona la carica e realizza tre gol in sette minuti. La terza tripletta più veloce nella storia della serie A, rapido come Marco Van Basten, in una classifica guidata – guarda il caso – da Valentino Mazzola, che al Vicenza segnò tre reti nel 1947 in appena due minuti. Un'impresa che manda in estasi il compagno Joe Hart, che pure di fenomeni ne ha visti, pronto a postare su Facebook: “Questo ragazzo è un giocatore davvero speciale”. Un'impresa che allarga il sorriso di Urbano Cairo, che pure di giocatori ne ha venduti, pronto a sottolineare: “Oggi metterei la clausola di cessione (fissata a 100 milioni, ndr) a 150 milioni”. Un'impresa, infine, che dovrebbe ridonare un po' di pudore a coloro che, dopo averlo considerato un bidone, ora giudicano Belotti un fenomeno. Non tanto gli osservatori dell'Atalanta, che se lo lasciarono sfuggire ragazzino (andò all'AlbinoLeffe) quanto, piuttosto, i componenti della critica pallonara in servizio permanente che, di fronte alla fatiche in campo, lo ritenevano un bidone rifilato da Maurizio Zamparini al collega Cairo. Invece, proprio contro il Palermo, Belotti ha ribadito le caratteristiche di un giocatore moderno, pronto a sacrificarsi per la squadra come a vedere la porta. Con le tre reti di domenica è salito a quota 22, staccando Higuain e Dzeko appena raggiunti. La Scarpa d'oro varrà poco come trofeo, ma tra i migliori marcatori d'Europa oggi davanti c'è soltanto Leo Messi (e non, per esempio, Georgi Slavkov, che la vinse nel 1981 con il Trakia Plovdiv quando, alla maniera pentastellata, un gol valeva uno, in qualsiasi campionato, con il risultato che si affermavano i bidoni). Un attaccante che, insieme con Ciro Immobile, salito ieri a 15 gol, assicura un futuro anche alla Nazionale. E un attaccante che rappresenta la rivincita di Gianluca Petrachi, per oltre 20 anni dileggiato in quanto controparte, insieme con soldi, nel passaggio di Christian Vieri dal Torino al Venezia, una cessione mai digerita dai tifosi. Come direttore sportivo granata ha saputo mettere le mani sul migliore talento italiano che, un domani, si trasformerà nella miglior operazione di plusvalenza sul mercato.

 

I numeri non spiegano tutto nel calcio, però aiutano/2. Prendete l'Empoli, giunto domenica alla quarta sconfitta consecutiva, la quinta nelle ultime sei giornate (e i toscani hanno pareggiato nell'unica gara in cui non hanno perso). In classifica i punti sono soltanto 22 eppure il vantaggio sulla zona retrocessione rimane ampio. Nel passato, invece, si sarebbe ritrovato tra le ultime tre o, al massimo, con un punto in più su chi inseguiva. Oggi può così ringraziare la pochezza di chi insegue, visto che Palermo, Crotone e Pescara hanno testardamente sbagliato ogni appuntamento con la vittoria che avrebbe potuto riaccendere la speranza, come successo anche nell'ultimo turno. E con l'Empoli ringrazia Giovanni Martusciello, il cui debutto come allenatore avrebbe potuto trasformarsi in un calvario e, magari, interrompersi ben prima del tempo, con altre avversarie e con un'altra situazione di classifica. Vero che in casa non si ritrova più giocatori solidi su cui fare affidamento, come potevano essere Hysaj e Valdifiori ai tempi di Maurizio Sarri oppure Paredes e Zielinski sotto Marco Giampaolo. Ma se l'Empoli è sempre apparso monocorde e incapace di cambiare passo, un motivo ci sarà. Per sua fortuna anche i concorrenti si sono adeguati.

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