Charly Gaul e l'agguato della pipì: meno 61 al Giro100

Nel 1957 il lussemburghese stava dominando la corsa rosa quando decise di fare uno dei più grandi errori della sua vita: sfidare Bobet quando non avrebbe dovuto

Charly Gaul e l'agguato della pipì: meno 61 al Giro100

Un'immagine del Giro 1957 (foto LaPresse)

C’era la televisione al seguito del Giro. Sarà stato anche per questo che Charly Gaul non perdeva un’occasione per stare davanti, di tentare l’attacco, quasi a voler dimostrare a tutti che l’anno prima sul Monte Bondone non si era trattato solamente di una circostanza fortunata dettata dal clima. A Bosco Chiesanuova, sopra Verona, aveva preceduto tutti a cronometro, sul Passo del Gran San Bernardo li aveva staccatl tutti prima di forare e vedere rientrare Gastone Nencini e Louison Bobet. Ma a Campo dei Fiori, sopra Varese, decise che tutti dovevano piegarsi alle sue accelerazioni in salita: un minuto all’italiano, due al francese e Maglia Rosa conquistata.

 

Sembrava fatta, tanto più che l’indomani si arrivava al Bondone. Come un anno prima, ma senza una tempesta di freddo.

Dalla tampesta sul Bondone spunta Charly Gaul: meno 62 al Giro100

Corridori assiderati, svenuti, rifugiatesi in osteria con una bottiglia di grappa in mano per scaldarsi. Sul Monte Bondone nel 1956 più che una tappa fu un'Apocalisse

Tappa lunga, 242 chilometri, una processione di pianura sino all’irto tabernacolo finale. Erano tappe quelle nelle quali succedeva poco o nulla prima di affrontare la salita finale. Chiacchiere e propositi di tranquillità. Tappe in cui era buona norma per gli uomini di classifica stare vicini, fermarsi tutti assieme quando il bisogno chiamava, per evitare inutili fughe e inutili inseguimenti. E così fecero Bobet e Baldini, Nencini e Géminiani. La Maglia rosa no. Li superò, li guardò, passò. Rimase in coda al gruppo e nonappena vide gli altri arrivare si fermò per fare pipì, con un sorriso consapevole in faccia quasi fosse un Marchese del Grillo qualsiasi: “Io so’ io, e voi…”.

 

Bobet non la prese bene. Francese com'era non poteva tollerare che un lussemburghese lo schernisse davanti a tutti. E così gli mostrò il medio e attaccò. I francesi si misero a tirare a mille. Misero minuti tra loro e Gaul, che quasi da solo provò un improbabile rientro. Ai Trento i minuti erano più di due. Salirono a dieci in cima. Nencini prese la Rosa. Gaul per una pisciata perse la sua.

 

Vincitore: Gastone Nencini a 104 ore 45 minuti e 6 secondi;

secondo classificato: Louison Bobet a 19 secondi; terzo classificato: Ercole Baldini a 5 minuti e 59 secondi;

chilometri percorsi: 3.926

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    05 Marzo 2017 - 12:12

    Quello era ciclismo, non certo quello di adesso dove tutto è programmato, perfino sui distacchi.

    Report

    Rispondi

Servizi