Non è un Giro per giovani. La terza volta del Terzo Uomo: meno 63 al Giro100

Nel 1955 gli irrottamabili Fiorenzo Magni e Fausto Coppi a Tione tendono una trappola alla maglia rosa Gastone Nencini. E' il terzo successo per il Leone delle Fiandre

Non è un Giro per giovani. La terza volta del Terzo Uomo: meno 63 al Giro100

Fiorenzo Magni con Fausto Coppi verso San Pellegrino Terme

Di perdere contro Coppi, o contro Bartali, oppure contro Koblet, l’aveva messo in conto, l’aveva accettato. Ma da quel ragazzotto no, non se lo sarebbe mai perdonato. Perché Gastone Nencini era giovane, era esuberante, ma soprattutto bartaliano sfegatato. Andava come un treno quel Nencini. A Roma aveva beffato tutti allo sprint. A Scanno aveva prima attaccato in discesa e per vincere in salita. A Ravenna a cronometro si era dimostrato valido e si era vestito di Rosa. E quel Rosa se non l’avevano intaccato neppure le Dolomiti. E sì che Coppi lo aveva attaccato, ma quel Nencini non aveva perso un metro. Lui sì invece. Era riuscito a rientrare solo grazie alla sua grinta e a Trento era riuscito a non perdere un secondo. Novantanove erano invece i secondi che lo separavano da quel Nencini. Novantanove secondi che erano un’eternità ora che le salite erano finite. 

 

Sarebbe servito giocare d’ingegno. E di quello Fiorenza Magni era dotatissimo. 

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Il romagnolo nel 1954 conquistò la Maglia Rosa dopo aver pedalato da solo per mezza Sicilia. Sfortuna volle che pochi giorni dopo verso L'Aquila il gruppo lasciò mezz'ora di vantaggio a Clerici e Assirelli 

Fiorenzo era sempre stato il Terzo uomo, l’altro tra Gino Bartali e Fausto Coppi. L’incomodo, molte volte scheggia impazzita. Perché era così, Fiorenzo, soprattutto ardore, l’incapacità di accettare un destino avverso. Quando vinceva era sempre di furia, un tornado che si abbatteva sulla strada. Uno che in Belgio avevano soprannominato il Leone delle Fiandre senza nemmeno la necessità di un certificato di nascita fiammingo. Aveva vinto tre Giri delle Fiandre, per di più consecutivi e questo bastava. Uno che al Giro aveva conquistato il primo posto due volte nonostante quei due. Uno che se c’era da combattere si schierava sempre in prima posizione. 

 

Così fece anche verso San Pellegrino Terme, penultima tappa di quel Giro del 1955, nonostante di salite ce ne fossero poche e terreno per attaccare ancora meno. Doveva essere un tranquillo avvicinamento al palcoscenico d’arrivederci del Vigorelli, divenne un trambusto. Perché dopo Tione gli avevano assicurato ci fosse un tratto di strada brutta, ciottoli di ghiaia che sembrava di guadare un fiume e per di più in discesa. Perché dopo ancora la strada si trasformava in acciottolato che sembrava il Fiandre. E così Fiorenzo chiamò sua moglie e gli diede appuntamento all'arrivo. "Domani finisce tutto, vediamoci al Vigorelli". No, vieni a San Pellegrino Terme, ci sarà da festeggiare, fu la secca risposta.

 

Montò gli pneumatici da nord Europa e appena la strada iniziò a scendere dopo Tione si gettò in picchiata. Dietro alle sue spalle 96 forature. Ma non Coppi e neppure quel Nencini. Fecero corsa a tre per decine di chilometri. E quando iniziò l’acciottolato Fiorenzo accelerò di nuovo. Uno scatto violento che avrebbe sfiancato chiunque. Ma non Coppi e neppure quel Nencini. Magni brontolava con se stesso, non si dava pace. Ma quando vide lo pneumatico posteriore del toscano afflosciarsi ritrovò spirito e riprovò l’assalto. Coppi rispose. Così accadeva, così era norma. La Maglia Rosa si fermò a cambiare la gomma. 

 

Due davanti. E che duo. Magni e Coppi. Quel Nencini dietro a inseguire, ma distante, sempre più distante. Oltre cento chilometri d'avanguardia. Lo raggiunsero in una dozzina, ma il solo compagno di squadra Fornara a dargli una mano. L’ingegno era servito. Fiorenzo era stimato e quelle rare volte che parlava tutti lo ascoltavano. Alla partenza aveva parlato con Coppi. Gli aveva detto di quanto erano indisciplinati i giovani, di come avessero ormai perso il rispetto per i campioni: perché essere superato agli ultimi metri sotto lo striscione del Gran premio della Montagna sulle Dolomiti dopo non aver mai attaccato era questo, una mancanza di rispetto. Coppi se ne convinse e convinse anche gli altri. Una mancanza di rispetto, lesa maestà. E così nessuno lo aiutò quel Nencini. Arrivò cinque minuti e trentasette secondi dopo, disperato, ma nessuno lo notò. Aveva vinto Magni, aveva perso lui. 

Vincitore: Fiorenzo Magni a 108 ore 56 minuti e 12 secondi; 

secondo classificato: Fausto Coppi a 13 secondi; terzo classificato: Gastone Nencini a 4 minuti e 8 secondi;

chilometri percorsi: 3.873.

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