Gino Bartali disegnò la via per le Dolomiti: meno 76 al Giro100

Nell'edizione del 1937 gli organizzatori della corsa rosa inserirono nel percorso per la prima volta i passi dolomitici. Ginettaccio li affrontò in solitaria, scattando sul Rolle e involandosi sul Costalunga. Fu il suo secondo Giro d'Italia vinto

Gino Bartali disegnò la via per le Dolomiti: meno 76 al Giro100

Gino Bartali

Cime così, pallide e maestose, ancora non le avevano viste. In uno spettacolo del genere di verde di boschi e grigio di cime che con il sole brillavano rosa, nessuno aveva mai ancora pedalato. Nessuno sino ad allora ne aveva sentito la mancanza, in molti dopo ne avrebbero rimpianto la scoperta.

 

Il 26 maggio 1937 gli organizzatori del Giro d’Italia inserirono la Vittorio Veneto-Merano e misero sotto le ruote dei corridori per la prima volta l’asprezza delle pendenze delle Dolomiti. Salite del genere, così cattive e così maestose la corsa non le aveva mai provate. Le sperimentò per primo Gino Bartali che al primo tornante del Passo Rolle iniziò la sua cavalcata solitaria. Con uno scatto abbandonò i suoi colleghi di fatiche, li rese macchie di colore alle sue spalle, lontani, impossibilitati a qualsiasi cosa che non fosse una resa sportiva. Sotto il Cimon della Pala, accanto alla chiesetta che segna il Passo, Ginettaccio scollinò primo e solo. Avanguardista ed esploratore. Si ripeterà sul Passo di Costalunga e arriverà a Merano con 5 minuti e 38 secondi su Enrico Mollo, Walter Generati e Giovanni Valetti, dopo 107 chilometri di pedalate senza nessuno al fianco.

Il senso di D'Annunzio per il Giro d'Italia (e lo sgarbo di Olmo): meno 77 al Giro100

L'edizione del 1936 fece tappa a Gardone Riviera, sotto il Vittoriale degli italiani. Un gesto che non entusiasmò il vate, che davanti a Bartali lodò invece che i corridori, la sua esperienza fiumana

Quei muri di ghiaia e solitudine, “aspri come una tavola senza cibo”, a dire di Orio Vergani, sembravano fatti apposta per l’incedere in salita di Bartali, “che si arrampicava a strappi, senza continuità”, un’accelerazione dietro l’altra che tagliava il fiato a chiunque. “Cercare di rintuzzare i suoi attacchi era una corsa al suicidio”, si lasciò scappare anni dopo il grande scalatore francese Jean Robic, “quando saliva pareva gli facessero l’elettroshock”.

 

Quelle Dolomiti le spianò in maglia rosa. L’aveva conquistata sbaragliando gli avversari nella cronoscalata del Terminillo e po avventurandosi per 94 chilometri da solo verso Foggia. La rese miraggio per tutti nelle montagne “dove l’incanto si fa paesaggio e il ciclismo epopea”.

Vincitore: Gino Bartali in 122 ore, 25 minuti e 40 secondi;

secondo classificato: Giovanni Valetti a 8 minuti e 18 secondi; terzo classificato: Enrico Mollo a 17 minuti e 38 secondi;

chilometri percorsi: 3.840.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi