Radja, cinquanta sfumature di anti-Juve

Nainggolan ha dichiarato a parole tutto il suo odio per la Juventus, ben sapendo le conseguenze. Ma col suo sacrificio in campo dimostra ogni domenica di essere anti-bianconero anche nei fatti 

radja nainggolan

Radja Nainggolan (foto LaPresse)

A Roma, di questi tempi, hanno un evidente problema con le registrazioni. Un problema per chi parla, non per chi ascolta, visto che quanto viene detto dà sostanza a ciò che in generale si pensa. Come capitato all'assessore Paolo Berdini, andato a dare l'ennesimo colpo di piccone alla giunta pentastellata con pensieri in libertà sul rapporto Raggi-Romeo e sul valore di chi siede in Campidoglio: da “questi erano amanti” a “'sta corte dei miracoli”. Come capitato a Radja Nainggolan, andato a dar voce alla parte d'Italia che non ritiene il bianco e il nero i colori più belli del mondo: “Sono contro la Juve da quando sono nato, ha sempre vinto con un rigore o una punizione”. Il primo ha tentato goffamente di difendersi secondo schemi consunti, al grido di “sono stato raggirato”, quando invece era ben consapevole di quanto stesse dicendo e a chi. Il secondo è stato sostenuto a spada tratta da Luciano Spalletti, suo allenatore alla Roma, che ha bollato come “sciacalli” gli autori della registrazione. Come se Nainggolan non sapesse che sarebbe potuto accadere, proprio lui che è uno dei giocatori più social in assoluto. Se uno cerca una notizia non deve fare altro che andare a compulsare @officialradja su Twitter: qualcosa prima o poi capita, anche battibecchi violenti con tifosi avversari. Il tutto senza aver bisogno di nascondersi dietro a una registrazione carpita di nascosto. Perché l'uomo è fatto così, Nainggolan non puoi prenderlo con mezze misure.

 

Come lui non è fatto di mezze misure, tra creste, tatuaggi e parole in libertà. Una persona che può sembrare una contraddizione vivente, che passa dai violenti litigi per strada con la moglie alla feroce difesa della sorella gemella Riana, calciatrice come lui, quando la offendono perché sta con una donna. Una personalità che lo rende unico sul campo, almeno in Italia, per la determinazione che mette in ogni atto: è in prima fila nelle risse, è vero, però non si tira mai indietro, pronto a faticare anche per chi preferisce dileguarsi. Uno che sa adattarsi a qualsiasi circostanza tattica, non solo uomo di sostanza, ma anche di finalizzazione. Come avvenuto domenica, per mettere una pezza al rigore sbagliato da Dzeko a Crotone. Per Nainggolan è stata la sesta rete in campionato, eguagliando il top raggiunto la passata stagione. Forse lui ci mette qualcosa in più per non consegnare alla Juventus uno scudetto troppo in anticipo sui tempi: perché non è antibianconero solo a parole, lo è anche nei fatti.

 

Parole che domenica sono circolate abbondanti dalle parti del Bologna. Al clan rossonero non è andato giù il rigore assegnato alla Sampdoria dall'arbitro Fabbri (sezione di Ravenna: congiura romagnola?), che Muriel ha trasformato in rete dell'1-1. Può essere: dopo aver visto il gol convalidato a Sanchez in Arsenal-Hull (praticamente un muro pallavolistico su rilancio avversario) ormai le certezze in area sono rarefatte sui falli di mano, come quello che avrebbe commesso Pulgar. Il problema, piuttosto, è che dopo quel gol nel giro di sei minuti ne sono arrivati altri due, a rendere particolare anche questa terza sconfitta consecutive del Bologna, dopo l'1-7 in casa con il Napoli e dopo aver perso in 11 contro 9 con il Milan, sempre al Dall'Ara. Una fragilità di fondo che non ti aspetti in una squadra di Roberto Donadoni. Il suo calcio non farà gridare allo spettacolo e alla fantasia, ciò che il tecnico offriva quando si piazzava all'ala destra nel Milan rivoluzionario di Sacchi, però è sempre stato solido. Come quello che aveva insegnato al Bologna. Un pragmatismo che si è però perso per strada. Il motivo? Una spiegazione può arrivare dalla catena di comando. Le società in cui la proprietà è lontana e delega le responsabilità hanno sempre avuto squadre che faticavano. E il Bologna è eterodiretto dal Canada, dove passa gran parte del suo tempo il proprietario Joey Saputo. Dopo la non-impresa contro il Milan, ha fatto sentire la propria voce attraverso un duro comunicato. Vista da fuori sarebbe meglio, forse, che mettesse piede a Bologna con maggiore frequenza.

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Commenti all'articolo

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    13 Febbraio 2017 - 09:09

    E se il giornalista permette. Assodate le volgarità espresse, uno con la volontà che fossero divulgate, l’altro per l’uso improprio dell’organo posto nella cavità orale collegato a un cervello da gallina, non dovrebbero essere gratificati con un articolo. Più che personaggi pubblici vanno ricordati per un linguaggio da lavandaie (senza offesa per costoro la cui utilità pubblica è certificata). Signori mai!

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