Meglio ultimo. La maglia nera prima della maglia nera: meno 84 al Giro100

Giuseppe Borghi nel Giro d'Italia del 1929 riuscì nell'impresa di finire ultimo per il secondo anno di fila. Ci mise oltre 21 ore in più del vincitore Alfredo Binda

Meglio ultimo. La maglia nera prima della maglia nera: meno 84 al Giro100

Era un bell’uomo e che vestiti indossava. Lane pregiate per l’inverno, ben tagliate; lino per l’estate, inamidato. Che il lavoro ce l’aveva e anche buono, commerciante di capi di vestiario, e se non vestiva bene lui chi comprava a Bologna i suoi tessuti? Ma quella fissa nella testa non riusciva proprio a togliersela: la bicicletta. Che bella che era, di quel verde così intenso, e poi che modello, da corsa, come quelle dei corridori. E come i corridori decise che non c’era palcoscenico migliore da calcare del Giro d’Italia. Giuseppe Borghi aveva 27 anni nel 1919 quando prese il via alla sua prima pedalata per la penisola. Durò poche tappe, che mica era ciclista vero. Ci mise quattro anni per finirne uno, penultima posizione. 

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Nell'edizione del 1928, la terza vinta da Alfredo Binda, il corridore veronese riuscì arrivare secondo, un tipo taciturno che fuggiva dal gruppo per coraggio e riservatezza

E quando per due anni dovette assentarsi dalla corsa perché il lavoro era diventato troppo e la moglie poco incline a perdere le tracce del marito per un mese, i suoi sbuffi diventarono rumori continui e il suo muso si allungò a tal punto da essere pregato dalla moglie di sostituire la sua villeggiatura alle terme con il Giro d’Italia. Ci ritornò, ma un cane lo buttò di sella già alla prima tappa. Fu così che la moglie rinunciò anche alle ferie dell’anno dopo. Un capolavoro. A Milano questa volta ci arrivò. Ultimo, 22 ore, 43 minuti e 16 secondo da Alfredo Binda. E così pure l’anno successivo, nel 1929, l’anno della doppietta, primo uomo della storia del ciclismo a farcela.

 

Quando Raffaele Di Paco, velocista sopraffino e dongiovanni raffinato, gli chiese del perché facesse così tanta fatica per arrivare così tanto ultimo, gli girò il foglio della classifica di 180 gradi e gli indicò il suo nome: “E’ che tu la vedi da diritto, è che io la vedo da rovescio. Primo”.

 

Anni dopo sarebbe potuto diventare un idolo delle folle quel bell’uomo dai vestiti eleganti. Ma nere allora non erano solo le maglie dell’ultimo arrivato al Giro.

 
 
Vincitore: Alfredo Binda in 107 ore, 19 minuti e 24 secondi; 
secondo classificato: Domenico Piemontesi a 3 minuti e 44 secondi; terzo classificato: Leonida Frascarelli a 5 minuti e 4 secondi; 
chilometri percorsi: 2.920 chilometri

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