Un pugile al Giro d'Italia: meno 88 giorni al Giro100

L'edizione del 1925 è la prima vinta da Alfredo Binda e quella che vede al via un personaggio particolare: quel Luigi Rappi che battè nel pugilato il primo grande campione italiano e poi girò il mondo impresa dopo impresa (non sempre accertata)

Un pugile al Giro d'Italia: meno 88 giorni al Giro100

Girardengo batte Binda a Firenze

Baùscia lo era per tutti. Sarà stata per la camicia, sempre aperta di un bottone, sarà stata per la faccia sempre solcata da un sorrisino sbeffeggiante, sarà stato per il modo da uomo di mondo, che di cose ne ha viste e tante. Luigi Rappi a Milano era di casa anche se veniva da qualche posto tra la Brianza e il bergamasco e stando a quello che diceva era stato un po’ ovunque. Raccontava molte storie, di paesaggi esotici come nemmeno un Di Battista avrebbe saputo fare, di imprese sportive e amorose. Di quella volta che amò Leda Gys, una delle attrici più famose del cinema muto italiano; di quella volta che batté alle carte il regista Guglielmo Zorzi, che gli offrì una parte in suo film; di quella volta che batte a pugilato il grande Mario Bosisio, uno dei pesi-medi più forti del primo Novecento. E quella volta però ci fu davvero: 26 novembre 1920, a Milano, otto round chiusi senza che nessuno finisse ko. Ma il tappeto per due volte Bosisio lo aveva sentito sotto le natiche e questo bastò ai giudici per dare la vittoria ai punti allo sfidante. "Una tempesta di pugni orribile alla vista ma oltremodo efficace", riportarono le cronache dell'epoca.

Le strade di Alfonsina tra ammutinamenti e invenzioni femministe: meno 89 al Giro100

Per un problema di soldi i migliori corridori decisero di non partecipare all'edizione del 1924. Cougnet disperato e certo dello scarso interesse per la competizione ebbe l'idea di schierare al via la prima e unica donna: Alfonsina Strada

“Era alto, con le spalle larghe e un viso furbo e malandrino”, lo ricordò Bosisio, lodandone la parlantina e il coraggio. E di questo certo Rappi non difettava. Nel 1922 aveva partecipato alla Coppa Schneider, la più importante competizione di velocità per idrovolanti. Nel 1924 volò sino a Boston per correre la maratona senza essersi mai allenato per disputarne una. Non solo la finì, arrivò 24esimo su oltre 300 iscritti. L’anno dopo ci provò con il Giro d’Italia. Con un giornalista della Gazzetta scommise che sarebbe riuscito a concludere la corsa e a non arrivare mai ultimo: “Ho iniziato ad andare in bicicletta da una settimana, ma per il mio fisico è fin che mai”, sbruffoneggiò.

 

I primi 278 chilometri della Milano-Torino li chiuse al trentacinquesimo posto (su 120 partiti) nello sbigottimento generale. Due giorni dopo però presentatosi alla partenza gli venne levato il numero dalla schiena e fu cacciato dalla corsa. Il camionista a cui aveva promesso una cassa del miglior vino piemontese se lo avesse trascinato senza dire niente a pochi chilometri dal traguardo lo aveva denunciato: le sei bottiglie che gli dovevano essere recapitate si erano trasformate in un bottiglione di un liquido che sembrava più aceto che vino.

 

Vincitore: Alfredo Binda in 137 ore, 31 minuti e 13 secondi;

secondo classificato: Costante Girardengo a 4 minuti e 58 secondi; terzo classificato: Giovanni Brunero a 7 minuti e 22 secondi;

Chilometri percorsi: 3.520.

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