Non se ne può più del calciomercato invernale

Non è soltanto la proverbiale pochezza degli affari a deprimere, ma anche il sospetto sempre più fondato che i cinesi stiano in qualche modo manovrando la Premier League. In ogni caso grazie a Dio finisce oggi

Non se ne può più del calciomercato invernale

José Mourinho indica al giovane Tuanzebe l’indirizzo del suo barbiere di fiducia (foto LaPresse)

Londra. Per fortuna oggi finisce quel periodo angosciante dell’anno denominato Calciomercato invernale, che della stagione fredda ha preso in effetti i colori tristi e la poca vitalità: o si è come il collega Alessandro Bonan, o di Calciomercato non bisognerebbe proprio parlare, soprattutto a gennaio. Non è soltanto la proverbiale pochezza degli affari a deprimermi, ma anche il sospetto sempre più fondato che i cinesi stiano in qualche modo manovrando la Premier League: ho letto ieri con raccapriccio che il Southampton ha speso 18 milioni di euro per quella pippa di Gabbiadini, roba che l’acquisto di Pellè (ex Southampton, ma allora è un vizio) da parte del Shandong Luneng sembrava un investimento oculato. Come se non bastasse, Ranocchia  va all’Hull City in prestito secco. Finisca presto questa sessione, vi prego, in cui la notizia di punta è Curci che rompe con il Mainz e vorrebbe tornare in Italia, o l’elemosina di noi inglesi verso la serie A porterà danni irreparabili come Hernanes all’Arsenal o Borriello al Chelsea. Chi avrebbe bisogno di qualche acquisto è semmai il Liverpool di Klopp, che sta dimostrando ancora una volta di essere sopravvalutato quasi quanto Pep Guardiola. Fino a che allenava in Germania, al Borussia Dortmund, ci avevano fatto credere che Klopp fosse un nuovo Sacchi. Ora che è in un torneo serio perde in casa contro il Wolverhampton le partite di Fa Cup. Il succo della storia è sempre lo stesso: appena vai a giocare in un campionato come Dio comanda si vede il tuo valore. Come ogni anno mi tocca ripetere una grande verità del calcio: c’è una legge non scritta per cui qualunque turno di Fa Cup – che ne so, un Chelsea-Brentford – sarà sempre e comunque più eccitante di un Juventus-Milan ai quarti di finale di Coppa Italia con telecronaca di Bizzotto e commento tecnico di Rambaudi. Ma lo sapete bene, voi italiani, che da sempre siete i migliori a saltare sul carro del vincitore, per cui adesso è tutto un esaltare la Premier League e le grandi partite giocate sui campi inglesi. Non mi stupisce: nel weekend siete improvvisamente diventati massimi esperti di tennis, e naturalmente tifosi da sempre di Roger Federer. Sui social network avete rispolverato le lezioni di serve and volley della vostra infanzia per commentare la finale degli Australian Open, con citazioni originalissime tipo David Foster Wallace, ormai snobbato persino dai Cani nelle loro canzoni. In fondo eravate tutti del Leicester fino a sei mesi fa e adesso tutti del Chelsea.


Anche la fidanzata di Mario Götze, Ann Kathrin Brömmel, si chiede un po’ confusa come abbiano fatto Roma, Milan e Napoli a non battere Sampdoria, Udinese e Palermo


Anche perché l’eccitazione che provate davanti a una sconfitta della Roma contro la Sampdoria o un pari serale in uno stadio mezzo deserto (perché pericolante) del Napoli contro il Palermo – roba da brividi – non è eterna, benché di questo i vostri talk-show discutano per ore, senza sosta, con tanto di quelle grafiche incomprensibili con cerchietti colorati e misure prese chissà dove che cercano pietosamente di far sembrare tecnico un gesto che una volta non si vedeva neanche nei campetti sterrati di periferia, tanto brutto che era. E anche a voi, prima o poi, presi per sfinimento, viene di voglia di guardare campionati seri con pubblico e agonismo vero, dove i medici non vengono espulsi perché mandano a quel paese gli arbitri, come successo in Udinese-Milan. Qua di sicuro non troverete mai un giornale sportivo come la Gazzetta dello Sport che il lunedì in prima pagina affianca la vittoria di Federer su Nadal – ho detto Nadal, cioè uno che ha fatto la storia – a quella della Juventus di Allegri sul Sassuolo – ho detto Sassuolo, sì – in uno stadio che non è neanche quello della città dei neroverdi che dovevano finire in Champions passando per l’Europa League e che invece è già tanto se si salveranno.

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Commenti all'articolo

  • p.ascari

    31 Gennaio 2017 - 18:06

    Se fosse vero che saltassimo sul carro dei vincitore, non salteremmo cero su quello della Premier League, le cui non squadre non vincono una cippa in Europa da un bel pò, per tacere dei goduriosi rimpatri anticipati della nazionale inglese da qualunque competizione internazionale degli ultimi 50 anni . (l'ultima che avete vinto era in casa vostra, non sareste rimpatriati comunque). Gli unici italiani che saltano sul carro inglese sono i nostri allenatori, che vengono ad insegnarvi come collegare le sinapsi nel calcio, succhiandovi giustamente milionate di sterline. Compito improbo per altro, dato che il giocatore inglese medio butta la palla avanti e comincia a correre come se non ci fosse un domani. Il più intelligente si ferma prima di andare a sbattere contro un cartellone. Quello medio si sfracella sul parapetto, fra il tripudio del (numeroso, è vero) pubblico.

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