Meno 96 al Giro100: Canepari e la fuga per fame

L'edizione del 1913 fu vinta da Carlo Oriani, il "Pucia". Ad Ascoli Piceno Anteo portò a termine la fuga solitaria più lunga della storia del Giro d'Italia

Meno 96 al Giro100: Canepari e la fuga per fame

Dieci chili di salame, dieci chili di formaggio e dieci litri di vino. Il sindaco di Ascoli Piceno desiderava che i suoi compaesani si divertissero nel vedere arrivare i corridori del Giro d’Italia e per questo era andato in cerca, negozio per negozio, di un omaggio da fare avere al vincitore. Era sceso sino a Campobasso, luogo di partenza della settima tappa, quella che avrebbe portato i ciclisti sotto l’edificio del suo comune. Era andato il giorno prima, aveva declamato il premio davanti a tutti loro, ma a una condizione: il primo doveva aver staccato tutti gli altri.

 

Non era premio qualsiasi quello messo in palio, di così abbondanti per un tappa se ne erano visti pochi, ma con quei quattro là, Giuseppe Azzini, Carlo Oriani, Luigi Ganna e Eberaldo Pavesi, e soprattutto a far su e giù per gli Appennini, o accadeva un miracolo, oppure non ci sarebbe stata storia. Avrebbero vinto loro. Ne erano quasi sicuri tutti.

 

E così al via della settima tappa un serpentone di musi lunghi si era messo in cammino verso nord, ad andatura quasi turistica, che tanto il destino era ormai segnato, bisognava solo aspettare in momento in cui si sarebbe palesato.

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Clemente Canepari, lo chiamavano Anteo, veniva dal pavese ed era un omino coi baffoni, mingherlino, ma tosto e dalla testa dura. Per chi lo vide aumentare la velocità sulla salita di Rionero Sannitico e diventare un puntino all’orizzonte era la solita sparata “del Mulo”, perché anche così lo apostrofavano Canepari, uno testardo e volenteroso, che quasi sembrava non sentire la fatica. Se le corse fossero state fatte ad eliminazione, sarebbe stato un campione. Ma le gare sono anche velocità e furbizia, e Anteo di queste due doti, soprattutto della prima, era in deficit. Il Mulo correva da isolato, senza squadra, sebbene qualche aiuto ce lo avesse dalla Globo-Dunlop, e al suo sostentamento doveva badare da solo. Tutti quei chili da mangiare erano bottino graditissimo.

 

Canepari rimase solo quando mancavano 236 chilometri al traguardo. Pedalava forte, non muoveva mai lo sguardo dalla strada. Pedalava forte e si ripeteva: dieci chili, dieci chili. Pedalava forte che chi lo provò a seguire si ritirò per mal di gambe. Pedalava forte che nemmeno lo sfiorò il gran recupero di Azzini tra le montagne dell’Abruzzo.

 

Canepari arrivò al traguardo che era solo e per prima cosa cercò il sindaco: “Sono primo e sono solo. Me lo ricordo cosa c’hai detto alla partenza”. Il secondo, Azzini, arrivò dopo sei minuti. Il terzo, Giuseppe Contesini, dopo oltre mezz’ora.

 

Vincitore: Carlo Oriani con 37 punti

Secondo: Eberardo Pavesi con 43 punti; terzo: Giuseppe Azzini con 48 punti.

Chilometri percorsi: 2932

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