El Shaarawy e gli altri: così il calcio italiano è uscito dal diluvio post Mondiale

L'egiziano della Roma, insieme ai vari Insigne e Bernardeschi, rappresenta una risorsa per il futuro del nostro calcio. Ieri, a Cagliari, molta rabbia, tanta grinta e qualche vaffa

El Shaarawy

El Shaarawy (foto laPresse)

Sembrava che dopo Antonio Conte il calcio italiano (nel senso di Nazionale) fosse destinato al diluvio. In effetti all'Europeo in Francia gli azzurri avevano fatto più di quanto ci si potesse attendere e un'eliminazione ai quarti – ai rigori – contro la Germania campione del mondo era stata vista da molti quasi come un successo. Con relativo allarme, visto che il risultato si era materializzato con la squadra dall'età media più alta: oltre i trent'anni. Il segnale della mancanza di ricambi, era stato profetizzato. E quindi, del declino inesorabile del nostro pallone. Oggi, a chiusura dell'anno solare 2016, non tutto sembra essere così negativo. C'è il paradosso di una Nazionale già parecchio ringiovanita da uno dei selezionatori (Gian Piero Ventura) più anziani mai avuti. E c'è un campionato che si è congedato con un turno in cui proprio i possibili ricambi hanno lanciato segnali. Come Bernardeschi e Insigne, a segno nello scontro diretto a Firenze. Come Belotti, ancora in rete con il Torino e là in alto nella classifica marcatori, subito dietro Icardi. E, soprattutto, come Stephan El Shaarawy, tornato al gol nella Roma dopo lungo digiuno. Una rete a suo modo spettacolare, con una punizione calciata come pochi sanno fare in serie A. Arrivata poi nel momento più opportuno, quando i tifosi stavano contestando la squadra, andata sotto con il Chievo nel risultato e nel gioco. Uno svantaggio che sembrava consegnare definitivamente il titolo con largo anticipo alla Juventus, che assisteva al tutto nel caldo di Doha, sede inopportuna della Supercoppa italiana. Ma El Shaarawy è uno che è sempre stato abituato a togliere gli altri dai guai. Gli era capitato soprattutto al Milan, in un 2012-13 che sembrava ripagare i 14 milioni pagati al Genoa per averlo. Era la squadra ancora di Allegri, era soprattutto la squadra che stava perdendo per strada i pezzi pregiati, primo avviso dell'incombente declino. Però El Shaarawy era riuscito a mascherarlo, con 16 reti , tante situazioni risolte e una cresta sulla testa diventata segnale di battaglia. Da lì all'investitura come leader il passo era stato breve, sarebbe toccato a lui traghettare il Milan in una nuova epoca, quella degli italiani giovani e bravi (ricorda qualcosa e/o qualcuno?). Solo che la realtà si diverte spesso a mettere a nudo le illusioni: troppo fragile la squadra, troppo fragile El Shaarawy. Nel fisico, spesso ferito, e nel carattere. Nelle stagioni successive è più ai margini che sul campo, nel 2015 prova a ripartire da un prestito al Monaco, dove si ferma a 24 presenze: in caso di 25 i monegaschi sarebbe stati obbligati ad acquistarlo… Una scelta che ha invece fatto la Roma, convinta che El Shaarawy non potesse essere finito, a 24 anni da compiere. Una scelta da assecondare con fiducia e con pazienza, quella che sa avere Luciano Spalletti, sempre abile a maneggiare situazioni delicate. E la punizione dell'Olimpico lo dimostra.

Situazione delicata che è diventata il pane quotidiano del Cagliari e di Massimo Rastelli. Il tecnico non riesce a stare tranquillo, neppure quando vince. Lo ha fatto nella maniera più complicata, ovvero segnando una rete in più delle tre incassate da una difesa sempre e comunque imbarazzante, pur cambiando interpreti. Ha avuto comunque bisogno di affrontare un Sassuolo con nove assenze e ridotto in dieci per l'espulsione di Pellegrini. Come se non bastasse, ecco il nervosismo plateale dei suoi giocatori. Dessena che esce per far posto a Borriello (a proposito, autore di un gran gol) e lancia via la fascia da capitano, mandando al diavolo il mondo intero nel tunnel degli spogliatoi. E poi Sau che manco fa il gesto di allungare la mano verso quella tesa del tecnico al momento di essere sostituito nella ripresa. Gesti che le onnipresenti telecamere hanno subito portato alla conoscenza generale, rendendoli ancora più sgradevoli in un contesto già di suo esplosivo, dopo il ritiro anticipato deciso dalla società prima del match. Il Cagliari ha dalla sua una classifica che, grazie alla pochezza di chi sta sul fondo, permette di gestire in serenità il 2017. Ora deve solo decidere se stare con il suo allenatore o con una squadra che non sembra voler stare con Rastelli.

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