Perché Roma-Milan è comunque sempre un inno alla bellezza

Ci siamo scambiati tanti campioni. Peccato solo che Totti sia stato così intimamente romano da non poter rinunciare alle fettuccine fatte in casa

Perché Roma-Milan è comunque sempre un inno alla bellezza

Letterina aperta, parole in libertà prima della partita, che, valutati i pro e i contro, le assenze e il fattore campo, la qualità dei duelli individuali, vedrò con un certo timore. Diceva Brillat-Savarin che è lecito supporre che agli albori del genere umano le prime sensazioni siano state dirette, che l’uomo abbia visto senza precisione, udito confusamente, percepito gli odori senza scegliere, mangiato senza assaporare, goduto con brutalità e che solo coltivando l’anima, muovendo i sensi gli uni al soccorso degli altri, sia riuscito a raggiungere il benessere dell’io sensitivo. Fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe magari aggiunto una postilla per così dire calcistica: l’uomo degli albori dava un calcio a una cosa rotonda per vederla rotolare e sentirne il rumore e solo educando i sensi e l’anima sarebbe riuscito a conoscere la bellezza totale che può sprigionarsi da una semplice palla, il godimento raffinato che può suscitare. Ecco: Roma e Milan, voi e noi, siamo il prodotto di quell’educazione.

 

Certo non siamo i soli, ci sono altre nobili che magari hanno vinto pure di più, almeno in patria. Ma in cuor suo nessun può dire di aver, più di noi e voi, cercato nel gioco non solo la via maestra alla vittoria ma anche alla bellezza, all’armonia del movimento d’insieme. Per questo tra voi e noi, c’è una passerella assai affollata. Ci siamo scambiati Alcides Ghiggia e l’immenso Pepe Schiaffino, rimpallati Niels Liedholm, maestro e barone. Ci siamo divisi l’eleganza essenziale di Agostino Di Bartolomei, la pugnacità e i polmoni di Carlo Ancelotti, i garretti bestiali di Romeo Benetti, la rapidità di Cafù e Panucci, l’intelligenza tattica di Fabio Capello, e poi Montella, peccato solo che Totti sia stato così intimamente romano da non poter rinunciare alle fettuccine fatte in casa. Tutto questo via vai non è per antipatia nei confronti degli altri. E’ che voi e noi siamo venuti su davvero convinti che rosticcieri si nasce ma cuochi si diventa.

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