Il derby d'Italia dimostra quanto siamo barbari e parolai

Siamo menatori di torrone e avventati nel giudizio, lo confermano i commenti a Inter-Juve
Il derby d'Italia dimostra quanto siamo barbari e parolai

E’ l’istante di Candide, quando tutto va bene nel migliore dei mondi. In Albione comanda l’amato Pep mentre Mou conferma che sarà pure un grande motivatore ma ha la stessa idea di calcio di Vittorino Andreoli.

 

Da noi belle soddisfazioni.

 

La moglie ha giocato giocato bene contro una tosta Samp, ci sono state emozioni a un ritmo di gamba che non aveva nulla da invidiare a Chelsea-Liverpool, anzi.

 

L’amante ha piastrellato il Genoa da par suo, tenuta nervosa, falcata, intelligenza tattica, grande difesa e due pallini al momento giusto.

 

Nel saltare da un campionato all’altro vedo club presentati come esempi difficilmente imitabili di ricchezza calcistica e potenza finanziaria che sembrano assemblaggi scriteriati di podisti. E attaccanti, per lo più colored delle ex colonie, presentati come fenomeni mentre su quelli dello scorso anno è già sceso l’oblio.

 

Capisco meglio i rari attaccanti italici che hanno giocato oltremanica: Gianluca Lapadula, che ha giocato venerdì la sua prima vera partita in A ed è stato crocifisso dopo aver sgroppato un’ora e ciccato la sola occasione che si era per altro creato da solo,  uno come lui dicevo da quelle parti  sarebbe coccolato e amato. La sola superiorità dello straniero è il pubblico: ha vera passione, genuini innamoramenti, fa il tifo con pazienza, non sta lì a fischiare e a rompere le palle al minimo svarione.

 

Quanto noi si sia barbarici e parolai, menatori di torrone e avventati nel giudizio, lo confermano i commenti al derby d’Italia. La Juventus meritava di perdere per aver giocato tra il moscio e il loffio e con poche idee ed era pure passata (ingiustamente) in vantaggio: il conte Acciughina ha le sue responsabilità, la difesa pure e comunque il passo falso nel loro caso ci sta. L’Inter non ha meritato di vincere, i suoi due gol gridano vendetta. Mettere in prima fila nella corsa al titolo quella che fino al giorno prima passava per una non squadra di bolliti, proprio no. Come diceva Albertone mentre si curava le unghie, boni state boni!

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