Se Mario Balotelli e Antonio Cassano fossero vissuti nel ’500 forse si sarebbero parlati così

Ecco la nuova rubrica "Il Campionato furioso”, in cui il nostro inviato nel Medioevo Mirko Volpi racconterà i protagnisti del campionato con dialoghi poetici e colti. Anticipiamo qui un profondo scambio di battute tra Mario Balotelli, il Moro e Antonio Cassano, àpulo pedatore.

Se Mario Balotelli e Antonio Cassano fossero vissuti nel ’500 forse si sarebbero parlati così

Mario Balotelli (foto LaPresse)

Dal 13 settembre tornerà sul Foglio del martedì “That win the best”, pagina calcistica a cura dell’ubriacone Jack O’Malley, da quest’anno con diverse novità. Una di queste sarà la rubrica “Il Campionato furioso”, in cui il nostro inviato nel Medioevo Mirko Volpi racconterà i protagnisti del campionato con dialoghi poetici e colti. Anticipiamo qui un profondo scambio di battute tra Mario Balotelli, il Moro e Antonio Cassano, àpulo pedatore.

 


 

MB: O Mago Antonio, perché dunque non giuochi? Perché nell’agone te scalpitante non vedo?
AC: La cruda compagine doriana mi tien prigione. O son io forse che me cattivo faccio, spiacendo a tutti.
MB: Deh, parmi follia durar nel pravo intento.
AC: Vinto m’ha la dolce terra genoese.
MB: Bada, son huomini diversi d’ogne costume!
AC: Ben il so, né me ne curo.
MB: Ecco il giudicio uman come spesso erra!
AC: Erra GiovanPaolo, che nel paviglione mi relega, e seco lui lo scarmigliato Ferrero.
MB: Fantasie! Vaneggiamenti! Tu menti all’amico, al compagno.
AC: Giuramento fei a mia consorte di mai lasciar coteste sponde.
MB: O donnesca insania! Femina est, ergo non cogita.
AC: Taci, Moro! La tua loquela mi nuoce, benché non la intenda.
MB: Fuggi, nobile àpulo. Altri liti ha il mondo, altre pugne vi son da pugnar.
AC: Giammai girmene vorrò dal popolo plaudente genoese. Ancor l’odo far squilli di tromba sugli spaldi, quand’io…
MB: Tromba? Perché di Bobone de’ Vieri or favelli? Deh, cessa e considera quel ch’io feci. Per misero guadagno ramingo men partii di Lombardia, volgendo il destrerio verso la terra nizzarda.
AC: Mercenario, pagano e traditor!
MB: D’altro m’appago. Io giostro nel franzoso torneamento; tu resti e mordi il freno.
AC: Risolvermi non so.
MB: L’italico suol è da barbariche orde attraversato. Mediolano è dei mercanti del Catai alla mercé. Tiranneggia con suo esercito Massimilian l’Allegro Mai Contento. Roma caput mundi più non è, né fu. Di Partenope troppo e invano si favoleggia. Fiorenza ha flebil stelo. L’altre terre umiliate stanno, e n’han ben donde. Mentre i novellier cacata carta producono ogni dì, di mia virtù e di mie prodezze ignari. Per questo andai Oltralpe.
AC: Ma Francia è oggimai vedova del campion Zlatano.
MB: Mario il Moro tiferan ordunque.
AC: Se tu vai, io resto.
MB: Il peggio eleggesti: nel consigliar m’arresto. Di là m’attendon nigre donzelle e anco candide, e grami pedator franzosi che abbatterò con la mano manca.
AC: La Fortuna t’aiuti, o antico compagno di braverie. A me, negletto e insonne sotto la fioca luce della Lanterna, convien solo pregar la dea Eupalla e molestar Euterpe, che i versi m’ispirò:

 

Le wags, i calciator, i goal, i gossip,
i falli, il calciomercato io canto,
che furo al tempo che passaro i Mori
in tutti i pedatorii torneamenti
dell’Europa, e dell’italico vieppiù,
seguendo gli agenteschi furori
di Raiola e affini, facendo infuriar
re Carlo Tavecchio figiccino.
 

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