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ArchivioLa Spiegazione

10 novembre 2010

E’ la seconda volta, dopo il rovescio subito dal governo sui fondi Fas, che alla Camera si materializza una nuova maggioranza dai tratti niente affatto episodici. Ieri l’esecutivo è stato battuto più volte sul trattato di amicizia con la Libia da Pd, Idv, Udc e Fli. La crisi è conclamata, ma non ufficializzata. La necessità tattica di tirare avanti fino a dicembre, confermata da Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, rischia di convalidare il peggiore scenario ipotizzato nei giorni scorsi da Giulio Tremonti: l’emergere di maggioranze variabili capaci anche di modificare la Finanziaria. A Montecitorio, il fantomatico terzo polo è un dato di realtà. Udc, Fli e Mpa si muovono all’unisono e minacciano di articolare nuove architetture parlamentari facendo sponda, di volta in volta, a seconda del provvedimento in discussione, con Pdl-Lega o con Pd-Idv. Non sembra che la promessa di un negoziato, sponsorizzato da Bossi e Roberto Maroni, abbia avuto l’effetto di placare la strategia del logoramento portata avanti dal partito di Gianfranco Fini. A un accordo non sembra crederci più quasi nessuno e la lunga attesa prevista dalla strategia del Cavaliere, intanto, favorisce il lavorìo di quanti immaginano di poter conquistare una diversa maggioranza anche al Senato.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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