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ArchivioLa Spiegazione

27 ottobre 2010

Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, gran diplomatico berlusconiano assieme al sempre attivo Gianni Letta, da alcuni giorni recita una massima che sintetizza la situazione: nei pur fragili equilibri interni alla maggioranza, contano soltanto gli atti parlamentari. Il resto è rumore di fondo. Così se il Pdl polemizza con Gianfranco Fini e con il suo nascente partito Fli, entrambi duramente schierati sul fronte legalitario, e se il presidente della Camera alimenta le chiacchiere intorno a un governo tecnico con Udc, Pd e pezzi di Pdl (che sembra però non convincere per primi alcuni dei suoi ipotetici contraenti), ciò – secondo la chiave interpretativa di Alfano – è rumore di fondo. E’ forse più significativo, invece, che l’avvocato finiano Giulia Bongiorno stia lavorando a un emendamento al lodo Alfano, condiviso dal Pdl, che supera l’ostacolo della reiterabilità della norma. Sulla giustizia il non facile negoziato tra Silvio Berlusconi e il suo (ex) alleato Fini è assicurato dalla comune volontà di evitare una crisi di governo. E’ possibile che si tratti del “gioco del cerino” intorno al quale si esercitano gli osservatori, ma l’idea di un governo tecnico agitata anche da Massimo D’Alema, senza la Lega e privo dell’assenso del Cavaliere, suona ancora come una boutade.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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