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ArchivioLa Spiegazione

26 ottobre 2010

Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini suonano entrambi, e lasciano suonare ai propri fedelissimi, sia lo spartito della pace e del patto di legislatura sia le tonalità più cupe della rottura e della crisi. Difficile capire quale tendenza possa alla fine prevalere. L’impressione è che vadano distinte le dichiarazioni pubbliche – e la difficoltà dei finiani nello spiegare a parte del proprio elettorato la decisione di sostenere il lodo Alfano e la riforma della giustizia – da quello che accade nel Palazzo. Come sostiene da qualche settimana il ministro Guardasigilli, Angelino Alfano: “L’unica cosa che conta è che i patti si traducano in atti parlamentari. Partendo dal convincimento che le elezioni non le vogliamo”. E’ opinione diffusa che i duellanti, ai quali si è affiancato un Umberto Bossi ondivago (“auspico un chiarimento tra i due”), per ragioni non così lontane tra loro vogliano entrambi evitare il ricorso alle urne. Infatti Alfano è disponibile ad arretrare sulla contestata norma, oggi in discussione al Senato, che rende reiterabile lo scudo per le più alte cariche dello stato: “Non è vitale”. Non bastasse, da alcuni giorni il Guardasigilli esprime ottimismo sul previsto giudizio della Consulta, il 14 dicembre, intorno al legittimo impedimento. “Se la Corte non dovesse bocciarlo, la strada del dialogo si farebbe un po’ meno stretta”, ha spiegato nei propri conciliaboli privati.
Agli osservatori, anche nel Palazzo, sembra che nulla di significativo sia destinato ad accadere prima di quella data. Ieri Fini, dopo aver ipotizzato ancora un governo tecnico, ha criticato Sergio Marchionne ridestando la propria anima sociale non sgradita a sinistra, e ha ripetuto che sulla giustizia “potrebbero esserci rischi per il governo”. Parole di rottura, se non fosse che il fedele Italo Bocchino, confermando un clima di contorsioni dialettiche, ha poi corretto il tiro: “Governare spetta a chi ha vinto le elezioni e il nostro sostegno ci sarà”. Difatti oggi al Senato, sul lodo, non accadrà nulla di irreparabile. La commissione Affari costituzionali si concluderà con un rinvio a mercoledì, lasciando poi spazio ai mediatori. Oggetto: una nuova norma transitoria che estenda la protezione del premier sino alla fine del 2013, permettendo al lodo Alfano (anche non reiterabile) di entrare in vigore dalla prossima legislatura.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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