La riconferma di tutti i presidenti di commissione, anche quelli finiani e anche Giulia Bongiorno, fotografa lo stallo degli equilibri. Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini non accennano a fare un passo risolutivo né verso la tregua né nella direzione delle urne. Al Cavaliere viene suggerito di utilizzare la riforma della legge elettorale come merce di scambio politico con Fini e con le opposizioni per riprendere l’iniziativa, dettare i tempi e incassare sulla giustizia. Ma il premier non ha ancora deciso, mentre il suo Pdl periclita verso un conflitto sempre meno dissimulato tra la componete di FI e il coordinatore ex di An Ignazio La Russa. Nella notte di martedì, nel corso di una cena, alla presenza dei maggiorenti Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, La Russa ha perfino ipotizzato la costituzione di un proprio gruppo autonomo dal Pdl. Così, mentre il Cavaliere riflette su come rilanciare la coalizione e come disinnescare le grane del partito, Udc, Fli e Pd lavorano a materializzare lo spettro del governo tecnico. I contatti sono quotidiani. Oltre a Fini e Bersani, da ieri ne parla esplicitamente Casini.
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