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ArchivioLa Spiegazione

10 settembre 2010

Silvio Berlusconi ha ripreso l’iniziativa politica, ha legittimato gli sforzi diplomatici delle colombe e per il momento è riuscito, nonostante alcuni umori ancora torvi nella Lega, a tacitare il partito dei rinfocolatori. Non ha recuperato la totale tranquillità di governo, ma ha posto le premesse per riuscirci. L’obiettivo è una seconda fase nella quale restituire centralità al suo Pdl sottraendo a Bossi il ruolo di ago della bilancia. Il Cavaliere si è dato poco meno di un mese per ritrovare la perduta autosufficienza parlamentare e gettare le basi per una triangolazione con Casini e persino, in prospettiva e a costo di un complesso negoziato che si è appena aperto, con Gianfranco Fini. Certo l’opzione elettorale non tramonta del tutto, i leghisti ancora scalpitano, ma il leader del Pdl non intende farsi imporre i tempi. In armonia con i consigli dei più disinteressati tra i suoi amici, ha imboccato una strada più lenta ma più “istituzionalmente corretta”. Tirate le redini di Bossi e dato qualche dispiacere sia a Giulio Tremonti sia a una parte degli ex colonnelli di An, il premier ha riavvicinato Gianni Letta al timone. Il plenipotenziario ha ripreso la tessitura di quei negoziati con i centristi, con il Quirinale e con Fini, che la scaltra irruenza leghista aveva contribuito ad attorcigliare.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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