Malgrado le dichiarazioni concilianti della Lega (vedi l’intervista di Roberto Calderoli pubblicata ieri), il centrodestra resta prigioniero della disputa estiva tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, con annesso e persistente fuoco amico da parte dei rispettivi giornali e siti consanguinei. Spazientiti dallo stallo nelle trattative per la ricomposizione con i vertici del Pdl, i finiani ieri sono tornati a minacciare la formazione di un partito autonomo. Perfino Adolfo Urso, che passa per un aspirante pacificatore, l’ha spiegato, sia pure a contrario: se si ricuce lo strappo generato dall’espulsione del presidente della Camera, Futuro e libertà resta nel Pdl. Salvo colpi di scena imprevedibili, la situazione pare destinata a perdurare fino al discorso di Fini a Mirabello (ex Festa tricolore) atteso per domenica prossima. Anche perché il Cav. non ha voluto curarsene, concentrato com’era sulla visita di Gheddafi, che ieri ha preso il volo per Tripoli accompagnato da un coro di perplessità trasversali (laiche e non) per il suo contegno. Sul fronte opposto, il segretario del Pd ha già il suo da fare per proteggere la fuligginosa proposta di resuscitare l’Ulivo e mettere insieme l’arco politico che va da Casini a Vendola. L’ex pd Francesco Rutelli (Api) già gli augura buona fortuna.
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