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ArchivioLa Spiegazione

17 febbraio 2008

Pier Ferdinando Casini è da ieri un uomo più solo e si candida a Palazzo Chigi con la sua Udc. Separazione sonora più che mesta, con qualche appendice rancorosa destinata probabilmente a perdersi nel clangore della campagna elettorale. Fino all’ultimo secondo utile i centristi avevano tentato di dimidiare la decisione, sperando che Silvio Berlusconi ci ripensasse e aprisse loro la porta dell’apparentamento. Nulla di tutto questo, come del resto si poteva intuire da qualche giorno. Perché questa volta il Cav. preferisce vincere a modo suo, oppure dividere il governo con Walter Veltroni. Scommessa spericolata che si dispiega lungo la linea di dialogo aperta nei mesi scorsi sul (vano) tentativo di riformare la legge elettorale. In un colpo solo Casini si separa dal malsopportato – politicamente parlando – Berlusconi e si congeda da Gianfranco Fini, nel quale invero aveva smesso di confidare già quando si mostravano entrambi collerici verso il Pdl concepito sul predellino berlusconiano. Ma se la tattica di Fini è per definizione cangiante, quella di Casini non aveva e non ha alternative se non una riaggregazione di vecchi amici al centro. A meno di voler cedere alla formidabile pressione berlusconiana e diluirsi come An nel Popolo della libertà.

di Alessandro Giuli

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