IL FOGLIO .it - Direttore Giuliano Ferrara
ArchivioLa Spiegazione

19 luglio 2011

Nel giorno in cui la Borsa cala, lo spread con i Bund tedeschi si allarga e i mercati danno l’impressione di rigettare la manovra, Lega e Pdl discutono di come andare avanti. Le grane non sono poche: il caso di Alfonso Papa sul cui arresto dovrà esprimersi domani la Camera, e un complicato rimpasto di governo nel quale potrebbe essere promosso ministro anche l’attuale capogruppo della Lega alla Camera Marco Reguzzoni. I leghisti (il cui partito è attraversato da fortissime tensioni interne) si sono presentati ad Arcore con un ddl di riforma costituzionale redatto dal ministro Roberto Calderoli. Tra le disposizioni contenute nel testo: eliminazione della circoscrizione estero, meno deputati e stipendi modulati in base alle presenze. Una mossa che sembra tattica – difficile prevedere che possa essere approvato in una così difficile fase di incertezza – ma utile forse a giustificare una linea più accondiscendente dei padani nei confronti della posizione di Alfonso Papa. D’altra parte il Cavaliere non ha chiesto altro: “Bisogna respingere la richiesta d’arresto” e il partito di Bossi – nonostante l’indecisione manifestata in pubblico – si orienta per lasciare quanto meno libertà di coscienza ai propri deputati. Il voto sarà a scrutinio segreto, e dunque sarà al riparo dal giudizio dei militanti in camicia verde.

Ma ieri, prima di volare a Milano, il Cav. ha avuto anche un lungo colloquio con il presidente della Repubblica. Oggetto dell’incontro al Quirinale: il rimpasto di governo e la posizione del Guardasigilli Angelino Alfano; la grave crisi speculativa; e la successione a Mario Draghi alla Banca d’Italia. Pare che Napolitano abbia chiesto maggiore attenzione nella scelta del sostituto di Alfano (il quale dunque rimarrà ministro ancora per un po’), mentre sembra che con il Cavaliere abbia raggiunto un accordo per rinviare all’autunno la scelta sul governatore di Bankitalia. Questo il ragionamento: “Meglio evitare divisioni faziose in questa fase delicatissima di incertezza economica”.

di Salvatore Merlo

5 luglio 2011

Il Palazzo, sul punto di mettersi in ferie estive, ha in agenda l’ultimo voto di fiducia in Senato sul dl sviluppo e la manovra da approvare alla Camera. La politica resterà in attività fino ad agosto inoltrato, ma a bassa intensità nonostante la tensione montata ieri tra Palazzo Chigi e Giorgio Napolitano su un comma della manovra che aiuterebbe Silvio Berlusconi sul caso Mondadori. Gli uffici del Quirinale hanno vagliato il testo per molte ore e verosimilmente la presidenza della Repubblica sta chiedendo al governo di riformulare o ritirare il comma che sospenderebbe l’esecutività del risarcimento che Berlusconi dovrebbe pagare (se condannato) alla Cir di Carlo De Benedetti. Si rincorrono voci, dalle parti della Lega, intorno all’ipotesi di elezioni anticipate tra marzo e aprile 2012. Il periodo della pausa estiva e l’andamento della nuova gestione del Pdl, con Angelino Alfano impegnato a corteggiare l’Udc di Pier Ferdinando Casini, saranno determinanti per far maturare gli intendimenti. Il premier non ci pensa nemmeno all’ipotesi di andare al voto, ma Umberto Bossi e i suoi colonnelli agitati, Roberto Maroni e Roberto Calderoli, vorrebbero anticipare gli effetti impopolari della manovra andando alle urne.

di Salvatore Merlo

3 giugno 2011

Centocinquanta cadaveri sono stati recuperati al largo delle coste della Tunisia, dopo il guasto al motore dei barconi su cui viaggiavano in 800 verso le coste italiane. Ha dato la notizia il dirigente dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati, Carole Laleve, che ha aggiunto: "Le operazioni di ricerca continuano". Le imbarcazioni erano partite dalla Libia nella notte tra martedì e mercoledì con a bordo uomini, donne e bambini per lo più provenienti dall’Africa subsahariana e dall’Asia. La Guardia costiera turca è riuscita a trarne in salvo 570. Le operazioni di soccorso, iniziate mercoledì mattina, sono state complicate dal fondale basso in cui si sono incagliate le imbarcazioni in avaria e dal mal tempo che ha imperversato tutta la notte: le unità della Guardia costiera e dell’esercito tunisino non sono riuscite ad avvicinarsi ai pescherecci e hanno dovuto fare la spola con i gommoni per salvare i naufraghi. Durante i soccorsi i pescherecci si sono ribaltati per la ressa e per via del panico che, secondo alcuni testimoni, si è creato a bordo.

31 maggio 2011

Giuliano Pisapia è diventato sindaco di Milano con il 55,1 per cento delle preferenze. Il candidato sindaco uscente, Letizia Moratti, votata dal 44,9 degli elettori, ha detto: “Mi congratulo con Pisapia”. A Napoli ha vinto il ballottaggio il candidato di Idv e Federazione della sinistra, Luigi De Magistris, con il 65,4 per cento, contro il 34,6 ottenuto da Gianni Lettieri (Pdl). A Cagliari Massimo Zedda ha battuto Massimo Fantola con il 59,4 per cento contro il 40,6. A Trieste, Roberto Cosolini (Pd), ha vinto con il 57,5 per cento contro il 42,5 raggiunto da Roberto Antonione (Pdl). Il centrosinistra ha vinto a Novara. A Varese, Attilio Fontana (Pdl-Lega) è diventato sindaco con il 53,9 per cento, contro Luisa Oprandi (centrosinistra).

L’affluenza alle urne negli 88 comuni italiani è stata del 60,11 per cento degli aventi diritto. Rispetto al primo turno del 15 e 16 maggio c’è stato un calo dell’8,47.

Il premier, Silvio Berlusconi: “Abbiamo perso, servono nervi saldi. L’unica strada è andare avanti, ho sentito Bossi che è d’accordo. Dobbiamo fare con il Pdl un ragionamento per radicarci di più sul territorio. I milanesi devono pregare il buon Dio, a Napoli si pentiranno moltissimo”. Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni: “Serve subito la riforma fiscale federale”. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ha detto: “Il governo si deve dimettere”.

25 maggio 2011

Silvio Berlusconi, in una riunione dai toni a tratti molto accesi, ha analizzato ieri con i suoi fedelissimi la situazione dei ballottaggi: lo preoccupa la scarsa organizzazione sul territorio, ma soprattutto l’intenso tramestio che attraversa le diverse componenti del Pdl. Nel partito berlusconiano si agitano nuove e per la prima volta agguerrite cordate di potere che, prevedendo una imminente sconfitta al secondo turno delle comunali di Milano e Napoli, si preparano a chiedere discontinuità e novità organizzative nella gestione di un Pdl che dal loro punto di vista deve essere messo nelle condizioni di esprimere una leadership diversa da quella di Berlusconi per il 2013. Il Cavaliere ieri sera si è lamentato del frondismo di Gianni Alemanno, Andrea Augello, Renata Polverini, Altero Matteoli e Claudio Scajola. Una vittoria del centrodestra a Milano, da lunedì sera, permetterebbe a Berlusconi di rimettere in ordine a modo suo il partito. La sconfitta, complice il tonitruante nervosismo di Umberto Bossi, rafforzerebbe i sostenitori delle larghe intese intorno a una riforma in senso proporzionale della legge elettorale che già mette d’accordo Lega, Pd, Terzo polo e – verà novità – un pezzo consistente del Pdl.

di Salvatore Merlo

24 maggio 2011

La stretta di mano tra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia a Milano non modifica la sostanza di una campagna elettorale condotta anche negli ultimi quattro giorni, come confermato ieri da un duro video di Silvio Berlusconi, con toni istintuali e un registro di inusitata violenza verbale. La linea di frattura tra Pdl e Lega intorno alla questione del decentramento di alcuni ministeri è oggetto di una mediazione, di cui Berlusconi ha riferito ieri nel corso di un vertice ad Arcore, che coinvolge Giulio Tremonti. Messaggi informali sono arrivati dal Quirinale. Giorgio Napolitano, preoccupato per gli eccessi di nervosa partigianeria, avrebbe fatto sapere che eventuali modifiche richiedono una legge costituzionale. L’indicazione quirinalizia aiuta il Pdl, che cerca di prendere tempo con la Lega rinviando la questione alla settimana successiva ai ballottaggi. Ma l’impressione diffusa è che Umberto Bossi stia ponendo le condizioni per chiedere un atto di forte discontinuità al governo qualora il ballottaggio di Milano dovesse andare molto male per il centrodestra. A poco potrebbe servire “la sorpresa” in materia di economia di cui si parla a Palazzo e che potrebbe essere annunciata in un Cdm tra oggi e domani.

di Salvatore Merlo

10 maggio 2011

Silvio Berlusconi prosegue la propria campagna elettorale giocata sulla radicalizzazione dell’elettorato e dello scontro con le toghe in un tentativo – pare di successo, considerata la sponda polemica offertagli ieri da Gianfranco Fini – di trasformare la tornata delle amministrative in un giudizio popolare sulla sua persona e il suo governo. La strategia di comunicazione del Cav. – assecondata dalla porzione più dura del Pdl, cautamente criticata dai settori più moderati (Gaetano Quagliariello) e temperata dallo stesso premier con un “inchino” alla solidarietà del presidente Giorgio Napolitano nei confronti dei magistrati – potrà anche pagare sotto il profilo del risultato nelle due grandi città dove il centrodestra vuole assolutamente vincere: Milano e Napoli. Eppure l’inquietudine di Giorgio Napolitano e la freddezza di Umberto Bossi sono segnali di allarme che Berlusconi sembra trascurare, sicuro di un successo alle urne. La vittoria avrebbe l’effetto di rassicurare un po’ la Lega, ma non influirebbe sulle relazioni zoppicanti con il Quirinale. Venerdì si chiude la campagna elettorale e gli auspici non sono del tutto positivi per il centrodestra: Bossi potrebbe non presentarsi al comizio finale di Milano.

di Salvatore Merlo

5 maggio 2011

Come previsto Silvio Berlusconi ha recuperato la Lega portando ieri il partito di Umberto Bossi a un voto comune alla Camera sulla Libia. Il partito nordista sostiene di averla “spuntata” sul Cav., ma in realtà è stato quasi un pareggio. La sconfitta è delle opposizioni. La strategia del “cuneo”, praticata dal Pd su impulso di Dario Franceschini, si è rivelata – come previsto da alcuni dirigenti democrat critici nei confronti del capogruppo – un fallimento. Invitando Bossi ieri sera a cena a casa propria, Berlusconi ha voluto anche comunicare pubblicamente la ritrovata armonia personale con il leader padano. Ma forse l’incontro notturno è stato più un freddo vertice politico, con la Lega nel ruolo di chi incassa una contropartita di potere. D’altra parte il colloquio previsto per oggi tra il premier e Hillary Clinton a Roma potrebbe riconfermare una divaricazione tra la visione berlusconiana e quella bossiana in politica estera. Eppure la maggioranza è uscita integra dall’imbuto delle mozioni e oggi si appresta, nonostante l’atteggiamento malmostoso di Claudio Scajola all’interno del Pdl, ad approvare in Cdm il cosiddetto decreto sviluppo. Con il piano casa, che si applicherà anche agli immobili condonati, inizia una fase di campagna elettorale.

di Salvatore Merlo

4 maggio 2011

Il negoziato tra Pdl e Lega intorno alla mozione sui bombardamenti in Libia si è concluso ieri con un pareggio che non sana la linea di frattura personale tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi, ma come previsto ricompone la maggioranza sul tema contingente dei raid aerei oggi al voto della Camera. Il premier ha ottenuto quello che voleva: i bombardamenti continueranno, nonostante la sua personale contrarietà “umana” ribadita ieri. Il leader della Lega ha invece ottenuto una vittoria di immagine portando il Pdl sulla propria mozione (un po’ modificata); ha confermato la centralità del proprio partito all’interno della coalizione e pare abbia anche incassato delle promesse intorno a “compensazioni” di potere. Il tentativo delle opposizioni di incunearsi oggi, con il voto a Montecitorio, tra le contraddizioni in seno alla maggioranza è rimasto frustrato. Eppure i colloqui previsti per domani a Roma tra il Cavaliere e il segretario di stato americano Hillary Clinton, e poi tra Clinton e Giorgio Napolitano, potrebbero anche riproporre all’attenzione degli osservatori la distanza tra la politica estera necessariamente filoaltantica del governo e il neutralismo della Lega.

di Salvatore Merlo

6 aprile 2011

Il colonnello libico Muammar Gheddafi è ricomparso in video per dimostrare che il 30 per cento delle sue risorse militari sarà anche distrutto, come dice la Nato, ma lui non è certo piegato. Ha nascosto i suoi mezzi militari e gli aerei della Nato vanno a scovarli – ieri ne hanno colpiti almeno due, nei pressi di Misurata. A terra, le forze del regime fermano a Brega l’avanzata ribelle. Il Comitato di Bengasi punta alla normalizzazione e s’affida alla generosità del Qatar, che commercializza il greggio dei ribelli dopo aver dato loro riconoscimento politico, assieme a Francia e Italia. Le trattative per il cessate il fuoco vanno avanti senza risultati: Tripoli dice che vuole trattare, ma i Gheddafi non si toccano; i ribelli rispondono che finché ci sono i Gheddafi non si tratta. La Turchia cercherà già da oggi di mediare, mentre l’ex mediatore Franco Frattini, ministro degli Esteri italiano, ha incontrato ieri a Washington Hillary Clinton, segretario di stato americano, per cercare di trovare una strategia comune.

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