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Imbarazzo di stato e anarchia

Un ragazzo muore mentre Scotland Yard prova a salvarsi la faccia

A Londra scendono in strada sedicimila agenti. Annullati ferie e permessi, ha deciso il primo ministro britannico, David Cameron, è l’ora della prova di forza. A fianco di Scotland Yard ci saranno i rinforzi arrivati dalle contee vicine, perfino da Manchester. Tre giorni di proteste si sono lasciati alle spalle roghi, 563 arrestati e un morto, un 26enne colpito da un proiettile all’interno della sua auto a Croydon, nella zona sud della capitale inglese.

I seimila agenti schierati lunedì non sono bastati e il premier, rientrato d’urgenza dalle ferie, ha chiesto una risposta muscolare: “I responsabili se la vedranno con la forza della legge”. C’è in gioco la dignità di Scotland Yard, compromessa da mesi di scandali e imbarazzanti errori strategici, tutti avvenuti sotto Boris Johnson, che sulle sommosse si gioca la rielezione a sindaco di Londra, nel 2012. A novembre, le rivolte studentesche prese troppo alla leggera avevano lasciato la capitale in balìa di 48 ore di proteste e vandalismi (nessuno ha scordato le immagini della limousine del principe Carlo e della duchessa Camilla attaccata dagli studenti). Il mese scorso, il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, e uno dei suoi vice, John Yates, sono caduti per lo scandalo dei poliziotti al soldo del tabloid News of the World. Ora per tre notti consecutive la polizia non ha saputo gestire le rivolte, innescate peraltro da un episodio che offusca ulteriormente la stella di Scotland Yard: una pattuglia ha detto che Mark Duggan, ucciso durante un controllo, aveva aperto il fuoco per primo, ma poi, come prova, ha consegnato una radio di servizio forata da un proiettile della polizia. Secondo una commissione d’indagine, niente indica che Duggan abbia sparato.

Chiedendo rinforzi, Londra ammette il fallimento di unità anti sommossa come la gloriosa CO11, “i muscoli di Scotland Yard”, che vantava un curriculum specchiato e ora si ritrova sfibrata da tre giorni di servizio continuo. “Siamo messi alla prova a livelli senza precedenti”, ha ammesso il numero due della Metropolitan Police, Steve Kavanagh, che ha avvertito: “Stasera aspettatevi disordini di massa”. Gli agenti devono rispondere a teppisti più veloci di loro, in grado di convergere in fretta dove la polizia è più debole (un punto su cui si spera nell’aiuto della canadese RIM, che aprirà alle autorità il sistema dei messaggi via BlackBerry, finora impermeabile alla polizia). Le comunità, intanto, iniziano a organizzarsi da sole: c’è chi si incontra per ripulire le strade e chi, come i fedeli della moschea di Old Kent Road, fa la ronda per le strade del quartiere. Scotland Yard, che sta diffondendo le foto dei saccheggiatori, si prepara a usare lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma, misure viste soltanto in Irlanda del nord. Si studiano anche ipotesi estreme, come l’intervento dell’esercito o l’introduzione del coprifuoco. In attesa della notte, gli agenti hanno schierato i corazzati Jankel nei punti strategici di Enfield, Croydon e a Clapham Junction, trafficatissima stazione della zona ovest, saccheggiata impunemente per ore, dove ieri Boris Johnson è stato duramente contestato.

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