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Per carità, Oprah

Le anime belle che premiano la signora della tv ci danno l’orticaria

A livello teorico, la notte degli Oscar non promette di snocciolare ficcanti lezioni morali; in pratica, il leggendario ritrovo di quelli che contano a Hollywood non può mancare di celebrare con una statuetta dorata quei divi che incanalano il loro divismo in progetti umanitari molto buoni (e solitamente ben reclamizzati, altrimenti nessuno li vede e addio premio).

Il prossimo 12 novembre il premio riservato alla stella più umanitaria andrà a Oprah Winfrey, mitologica conduttrice che fra un’intervista, una campagna elettorale, una marchetta editoriale e un magazine patinato che la ritrae in copertina in ogni numero, trova il tempo di “ispirare le persone e fare la differenza nella vita degli altri” con un sistema di fondazioni rivolte al prossimo. Lo sforzo di Oprah è meritorio, non c’è dubbio, ma la logica delle stelle che fanno del bene e trovano sempre occasioni per ricordarselo a vicenda viene in fretta a noia. Soprattutto per Oprah, che ci ha messo una vita a diventare quello che è: un’implacabile macchina da soldi.

L’introito che deriva dalle sue molteplici attività è di circa tre miliardi di dollari, frutto di un impero perfettamente lottizzato che si estende fino agli estremi confini dello showbiz; quando in primavera ha chiuso con il format delle interviste è stato soltanto per dedicarsi a Internet, alla famelica ricerca di nuove vacche mediatiche da mungere. La contraddizione monetaria è comunque poca cosa in confronto all’ideologia conformista che Oprah rappresenta: la retorica della ragazza nera che si fa da sé, le illuminazioni divine che le esplodono nel cuore, il tono da madre adottiva della nazione, le lucide operazioni politiche per eleggere i candidati preferiti (si dice che abbia portato un milione di voti a Obama nel 2008), il noioso piglio gay friendly, l’umanitarismo peloso, i movimenti finanziari calibrati con maestria autoreferenziale; la narrativa della Winfrey è un distillato di luoghi comuni che nascono a Hollywood per tornarci sotto forma di ingioiellati festeggiamenti per la vittoria della bontà. L’immagine zuccherosa di Oprah che alza la statuetta mette voglia di istituire un premio per l’antiumanitarismo e assegnarlo a Kate Moss.

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