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Insulti, sorrisi e magistrati

Il pazzotico giorno del Pdl che (non) prelude al crollo

La richiesta d’arresto per Milanese, lo scontro Cav.-Tremonti, la manovra

“A luglio e agosto si va in vacanza, non si fanno crisi di governo”. Maurizio Gasparri, dalla festa del Pdl di Mirabello (Ferrara), sintetizza così al Foglio il senso di una giornata pazzotica caratterizzata da liti nel governo, insulti (ritirati) tra ministri, richieste di arresto e un’ennesima fiducia conquistata dal centrodestra in Senato. Questi più o meno i fatti: Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti vivono da separati in casa e si scambiano in pubblico battute taglienti; la procura di Napoli assedia il Palazzo lambendo Gianni Letta (per interposto Luigi Bisignani) e Tremonti (attraverso il fidato Marco Milanese); la Lega litiga con il Pdl in Consiglio dei ministri sulle missioni all’estero (ma poi Maroni abbraccia La Russa in pubblico); e infine spunta anche un’intercettazione del premier Berlusconi nell’inchiesta cosiddetta P4. Per certi osservatori è già uno scenario di decomposizione. Eppure i numeri tengono, e ieri in Senato il governo ha ottenuto 162 voti sulla fiducia.

La crisi è dietro l’angolo? “E’ un momento grave, c’è la manovra e ci sono problemi economici, ma c’è anche l’estate. Stempera tensioni e cattivi umori”, dice Gasparri. I governi non cadono a luglio, tantomeno quelli che devono approvare in Parlamento – con il favore del Quirinale – una complessa manovra economica. L’impressione diffusa è che all’esecutivo periclitante, assediato e litigioso, non ci sia alternativa.

L’intreccio tra le indagini sulla P4 – ieri è stato chiesto l’arresto del tremontiano Marco Milanese – e le tensioni tra il Pdl e il superministro dell’Economia sulla manovra agitano i pensieri di ministri e dirigenti di maggioranza. “E’ evidente che ci sia un attacco giudiziario concentrico al centrodestra”, spiega al Foglio Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera. Ed è singolare notare come i due grandi poli dialettici che non si amano nel governo, il giannilettismo e il tremontismo, siano entrambi sotto attacco della stessa procura di Napoli. Un comune destino complicato dalla notizia che a giugno Tremonti è stato interrogato come persona informata dei fatti e che nei faldoni della procura sarebbe depositata anche l’intercettazione di una telefonata tra Berlusconi e il capo di stato maggiore della Guardia di Finanza (inquisito) Michele Adinolfi. I fronti sembrano davvero troppi e la mancanza di coordinamento (e apparentemente anche di solidarietà) rende la maggioranza di governo forse più vulnerabile. D’altra parte Berlusconi e Tremonti duellano a distanza, e vengono osservati con preoccupazione da tutto lo stato maggiore (leghista e pidiellino). Il presidente del Consiglio ha detto in pubblico che il superministro “era al corrente” del controverso comma su Mondadori; mentre Tremonti ha replicato senza ironia, alludendo evidentemente al premier: “Se servi il paese non fai il furbo. Sei più serio se dai l’idea che non fai il bene a te ma il bene comune”.

Berlusconi è stato in un secondo momento convinto – da un preoccupato Gianni Letta – a stemperare (“sono stato frainteso”). Ma sul campo resta fin troppo avvertibile il tramestio che attraversa i rapporti tra l’entourage del premier e il superministro. Il gruppo parlamentare del Pdl non deflette dal minaccioso annuncio di “emendare il più possibile la Finanziaria” e da Mirabello il governatore lombardo Roberto Formigoni dice: “La manovra va cambiata in molti punti”. E poi, applauditissimo dalla platea di militanti e dirigenti del Pdl: “Questo è il nostro governo, nostro nel senso che si tiene in piedi grazie ai voti del Pdl. Sarebbe dunque normale che le politiche vengano discusse assieme a noi”. Un endorsement per il neosegretario, Angelino Alfano, che è stato esplicitamente investito del ruolo di contraltare a Tremonti (e oggi lo farà capire nel suo intervento a Mirabello).

Il clima è pazzotico, ma non tira l’aria delle decisioni irrevocabili. La questione delle missioni all’estero, che poco prima del Consiglio dei ministri aveva portato a uno scambio di parole pesanti tra La Russa e Calderoli, è stata ridimensionata da Maroni: “Solo discussioni”. Il ministro dell’Interno – fino a ieri il più critico nei confronti del Cav. – seduto ieri a Mirabello accanto a La Russa, Formigoni, Gasparri e Bondi, è sembrato siglare un nuovo patto (antitremontiano?) con il Pdl. Ha detto Maroni: “L’alleanza tra Lega e Pdl è il fattore di innovazione più forte che la politica italiana ha avuto negli ultimi anni. Non credo affatto che la spinta sia esaurita”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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