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Il comma di un mattino

Il Cav. evita polemiche col Quirinale e rinuncia alla sua giusta norma

L’opposizione di Napolitano, il lavorio di Letta e quello strano sapere e non sapere tra Tremonti e gli altri ministri

“Per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata”. Silvio Berlusconi non ha dissimulato la delusione per la “vergognosa montatura” sul comma della manovra economica che – tra le altre cose – avrebbe sospeso l’esecutività del risarcimento da 750 milioni di euro che Fininvest (se condannata anche in Appello) dovrebbe pagare per l’affare Mondadori alla Cir di Carlo De Benedetti. Il Cavaliere, pubblicamente, ha accusato l’opposizione impegnata “in una crociata” contro il provvedimento.

Ma in realtà è stata la resistenza di Giorgio Napolitano a provocare – dopo ventiquattr’ore di passione, con Gianni Letta impegnatissimo – il ritiro del comma in questione. Il Quirinale non ha indietreggiato di un passo con Palazzo Chigi, il messaggio ricevuto telefonicamente da Letta – che a Napolitano aveva spiegato di non sapere nulla del comma sulla Mondadori – è stato chiarissimo: “L’unico modo di uscirne è stralciare quella parte della manovra”. Una posizione d’intransigenza assoluta che sommata al malumore della Lega (“inspiegabile perché sapevano tutto”, dicono dall’entourage del Cavaliere) ha costretto il premier a fare un passo indietro. Ma il Cav. si è risolto ad annunciare il ritiro soltanto dopo l’insistenza di Letta e dopo aver ipotizzato, per assurdo, di non firmare lui la manovra: “Che succederebbe?”. La sentenza pendente, prevista per la prossima settimana, lo preoccupa oltremisura. Al di là delle dichiarazioni di pubblica fiducia sull’esito positivo della vicenda giudiziaria in Corte d’appello a Milano, il premier ieri pomeriggio spiegava in privato ai propri interlocutori che “al tribunale di Milano tifano per De Benedetti. Le accuse sono assolutamente infondate, ma la vedo male”.

Il ministro Giulio Tremonti ha annullato improvvisamente la conferenza stampa dei ministri sulla manovra economica (ufficialmente per il maltempo).  In privato Tremonti ha spiegato che della norma su Mondadori non era al corrente, stessa versione fornita – ma pubblicamente – anche da Angelino Alfano (sul Sole 24 Ore) e da Niccolò Ghedini (che ha tuttavia aggiunto: “Chiedete al Tesoro”). Ma se non sono stati gli esperti giuridici e non è stato neanche il ministero (competente) dell’Economia, chi ha materialmente redatto il comma controverso? “Non ha nessuna importanza chi. Tutti lo sapevamo”, dice al Foglio un ministro berlusconiano del Pdl. Secondo questa versione Tremonti aveva acconsentito nelle pieghe dell’ultimo Consiglio dei ministri, “anzi – spiegano al Foglio – è stato lui a trovare la formula ‘demenziale’ del tetto di 20 milioni di euro che ha reso ‘fosforescente’ il comma Mondadori”.

La storia si fa complicata perché chi ha avuto modo di parlare ieri con Tremonti e con Roberto Calderoli ha avuto l’impressione che sia il superministro sia il colonnello bossiano fossero sinceramente (e nervosamente) imbarazzati. Di sicuro c’è che il dispositivo su Mondadori lo aveva chiesto il premier ritenendolo una giustificata manovra di difesa da un attacco politico-giudiziario. Pare che una norma di questo genere fosse già stata concepita (e a lungo discussa a tutti i livelli del governo) a Palazzo Grazioli più di un anno fa.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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