L’epoca in cui Giulio Tremonti presentava ai colleghi di governo una manovra chiavi in mano chiedendo loro semplicemente di approvarla e persino nel tempo record di nove minuti e mezzo è finita. Il Consiglio dei ministri ieri è durato quasi quattro ore di pagine sfogliate, tensioni, paroloni, numeri, tagli di spese e di commi. La manovra di Tremonti non è uscita stravolta – al contrario – ma ciascuno ha voluto dire la sua. Quarantacinque miliardi in tre anni, obiettivo: pareggio di bilancio nel 2014. “Abbiamo centrato tutti gli obiettivi europei. Coniughiamo rigore e sviluppo”, ha detto Silvio Berlusconi.
“Tutti i ministri sono d’accordo perché si risparmi, purché i tagli riguardino gli altri”, aveva spiegato non troppo tempo fa Tremonti. Il superministro aveva dato quarantotto ore di tempo a ciascun collega per individuare lui dove effettuare i tagli sul proprio dicastero, e ogni ministro ieri è intervenuto. “E’ stata lunga e faticosa”. La riunione di governo si è incartata per ore soprattutto sui tagli e sui costi della politica. Il ministro dell’Economia, meno saldo nei rapporti con Umberto Bossi, non è più nelle condizioni di imporre tutto ai colleghi, così – tra le altre cose – Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, assieme a Paolo Romani, ieri ha potuto anche lei consumare una piccola vendetta su quel Tremonti che aveva nel passato colpito con forza i suoi provvedimenti. Il comma dell’articolo 33 della manovra che prevedeva, dal 1° gennaio 2012, il taglio del 30 per cento degli incentivi a tutte le fonti energetiche rinnovabili è stato stralciato.
Non è che un esempio del nuovo corso. Il governo ha discusso di tutto, punto per punto, comma per comma: intorno alle 19 si è anche dovuto interrompere il Cdm per deviare il tema dei costi della politica su un tavolo tecnico, presieduto da Gianni Letta. Non è un mistero che deputati e senatori, specialmente quelli alla prima legislatura, siano da giorni sulle barricate per bloccare la scure tremontiana: la cancellazione dei vitalizi, le “pensioni” dei parlamentari (che infatti non saranno toccate). “Erano talmente arrabbiati che avrebbero pugnalato Tremonti sull’atrio del Senato. Come Cesare”, ironizza un sottosegretario del Pdl.
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