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Avanti tra focolai di rivolta

Due outsider vincono a Milano e Napoli contro Berlusconi. Colpito il cuore del berlusconismo

“Abbiamo perso ma il governo va avanti con le riforme, Bossi è con me”. Silvio Berlusconi, laconico, ha ammesso la sconfitta ma è pronto a rilanciare sull’iniziativa di governo. Tuttavia lo schiaffone alle comunali di Milano e Napoli agita Pdl e Lega. Si affiancano due linee, forse non incompatibili: una continuista e una più bellicosa nei confronti dell’attuale leader del governo. “Non è più tempo di minuetti”. Questo il senso dei conciliaboli che si sono tenuti ieri a Roma nell’area degli ex di An. Gianni Alemanno, Altero Matteoli, Andrea Augello: la pesantissima sconfitta elettorale ha innescato nel Pdl un meccanismo che prelude al 25 luglio del Cavaliere? “Ci si può infilare in un bunker aspettando la batosta elettorale del 2013, o si può cambiare leader in corsa e puntare a elezioni anticipate entro aprile-maggio” dopo aver approvato la Finanziaria e forse, con il sostegno della Lega, una nuova legge elettorale. Il partito di Berlusconi è scosso, potrebbe saltare la prevista riunione di oggi dell’Ufficio di presidenza con la quale si sarebbe dovuto analizzare il voto. Al tramestio che attraversa l’area ex di An che fa riferimento al sindaco di Roma Alemanno, si stanno affiancando i movimenti di un altro pezzo del partito che risponde a una logica parzialmente diversa. “Berlusconi non è in discussione, le novità non devono prendere le mosse dal partito ma dall’iniziativa di governo”, ha detto Gaetano Quagliariello. Si tratta di una linea che non esclude l’ipotesi di primarie, una consultazione tra gli elettori del Pdl che renda contendibile la leadership del partito e consenta al Cavaliere una rilegittimazione di consenso. Franco Frattini, che rappresenta il solido asse dei giovani ministri di Liberamente, ha accolto ieri la proposta ma l’ha rivolta contro l’attuale coordinamento del Pdl: “Le primarie vanno fatte e vanno affiancate a una operazione di rilancio dell’iniziativa di governo”. La mossa si salda a quella di altri esponenti dell’esecutivo.

Renato Brunetta e Angelino Alfano hanno siglato ieri mattina una lettera indirizzata al premier. Nella missiva si chiede, calorosamente, al presidente del Consiglio di convocare un Cdm d’urgenza che calendarizzi il piano di rilancio economico del governo in tre punti: fisco, mezzogiorno, sburocratizzazione. Una strategia molto poco tremontiana che il ministro Brunetta aveva già definito la scorsa settimana al termine dell’ufficio di presidenza del partito. Primo punto del programma: la riforma tributaria. Basterà a evitare un’improvvisa implosione del centrodestra o scenari da grande complotto contro il premier? Chissà. Tremonti (che all’ufficio di presidenza non prese parte) sembra non sia d’accordo fino in fondo, nonostante l’ala maroniana della Lega stia inclinando rapidamente verso questa opzione. “Serve un’azione forte per il rilancio del governo. Berlusconi è d’accordo sul continuare sul terreno dell’economia in primo luogo”, ha detto il ministro dell’Interno Maroni. Ma si dovrà far gestire la riforma (e a modo suo) al flemmatico Tremonti. Possibile? Difficile immaginare che il governo possa fare a meno del suo prestigioso ministro dell’Economia. Eppure un asse vagamente antitremontiano, nella confusione che domina il Pdl, si sta condensando attorno ai ministri di Liberamente, a Frattini, a Brunetta e ad Alfano. E’ significativo che anche Roberto Formigoni si sia schierato su questa linea che lo allontana da Tremonti e Alemanno, due personalità con le quali il governatore in passato aveva stabilito una certa consuetudine di rapporti. “Bisogna partire dall’economia, ripartire con slancio dal fisco”, ha ripetuto ieri il presidente ciellino della Lombardia ai propri uomini più fidati.

La Lega e il suo leader, Umberto Bossi, per lo più tacciono registrando non senza preoccupazione una pesante flessione dei consensi che in privato non esitano ad addebitare a Berlusconi. Ieri sera il leader padano attendeva di sentire la voce del Cav. prima di esprimersi in qualsiasi modo. Maroni ha escluso che Bossi si orienti per una crisi di governo con elezioni anticipate: “Ma occorre una riflessione”, ha detto. Nello stato maggiore padano si continua a maneggiare, senza prudenza, un’espressione che prelude (ma chi può dirlo?) a inedite convergenze con l’asse più malmostoso del Pdl: “Bisogna cambiare cavallo in corsa”. Eppure il primo rischio per il governo non è il 25 luglio del Cav. ma l’annunciata verifica sulla nuova maggioranza chiesta al Parlamento e al governo da Giorgio Napolitano alcune settimane fa. I dirigenti del Pdl ammettono con il Foglio di temere maggiormente il fuoco amico dei Responsabili e degli scontenti nel Pdl (Gianfranco Micciché, Claudio Scajola, Beppe Pisanu) che una ipotetica defezione della Lega. La verifica – con probabile fiducia – non è stata ancora calendarizzata in Parlamento, ma il Quirinale ha fatto sapere di ritenerla un passaggio necessario e inderogabile.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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