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I tornado italiani a Misurata

Altro che voto, dietro i distinguo della Lega c’è l’interesse nazionale

Da Bossi in giù, i leghisti non arretrano sul no ai bombardamenti in Libia e rivendicano la difesa dell’italianità

E' stata effettuata la prima missione dei caccia Tornado italiani armati di missili sulla Libia. Lo confermano fonti dello stato maggiore della Difesa. Alla missione nella zona di Misurata ha partecipato una coppia di Tornado Ids decollati dalla base di Trapani Birgi.

“C’è chi sventola il tricolore e poi svende Parmalat ai francesi. E c’è chi porta un fazzoletto verde, ma difende gli interessi dell’Italia”. Mentre Umberto Bossi è chiuso in una stanza della sede del partito a Milano, immerso, con Roberto Maroni e Roberto Cota, in una riunione che suona come un consiglio di guerra (“Berlusconi sulla Libia sta sbagliando tutto”), Matteo Salvini – leghista di marca maroniana e tra i leader della Lega milanese – trova un attimo per precisare “una cosa a cui noi teniamo moltissimo”. Ovvero? “Se la Lega si distingue dal Pdl sulle bombe in Libia e sull’immigrazione non è per ragioni elettorali. E’ pragmatismo – dice Salvini – è politica nel senso migliore del termine”. D’altra parte l’effetto “della strategia dei distinguo”, di cui il Pdl accusa la Lega in queste ore, nei sondaggi per le amministrative è “non pervenuto”. Non sposta voti, pare. Neanche secondo le rilevazioni del Cav. Al contrario, in quelle riservate della Lega, si registra una flessione a livello nazionale circoscritta tra l’1 e il 2 per cento. Riflette Salvini: “Paghiamo gli errori degli altri. Non si può andare avanti a lungo così. Qui al governo c’è chi improvvisa, mentre i francesi ci stanno saccheggiando. Noi poniamo una questione che riguarda i rischi di questo conflitto sballato”.

Berlusconi ha rassicurato il leader leghista riferendo delle profferte di amicizia, anche in campo economico, manifestategli dal capo degli insorti libici, Mustafa Jalil. Risposta: “Quelli lì sono peggio di Gheddafi”. E poi: “In Libia non si sa chi vince”. Il Cdm previsto per domani è stato rinviato. E nonostante declini un po’ l’ipotesi di un periglioso passaggio parlamentare sulla Libia (il Quirinale ha frenato il Pd), Berlusconi cerca comunque di placare l’alleato, ma senza apprezzabili risultati. Quando alle 15 e 30 il capogruppo leghista alla Camera, Marco Reguzzoni, scandisce parole che suonano come una retromarcia (“in Libia tutto avviene sotto l’ombrello Onu”), riceve una telefonata energica da Bossi in persona. Alle 17 la rettifica di Reguzzoni: “Restiamo contrari alla guerra, basta leggere la Padania”. Il cui titolo era: “Berlusconi si inginocchia a Parigi”.

“Al vertice con Sarkozy, Maroni ha apprezzato gli accordi siglati con la Francia. Ora critica, ma la politica non si dovrebbe fare sulle agenzie”. Così Franco Frattini si è lamentato con un collega di governo per l’atteggiamento a suo avviso “bifronte” del ministro dell’Interno che ieri non ha usato eufemismi: “Le scelte di Berlusconi sono inopinate e incomprensibili”. D’altra parte sia il ministro degli Esteri, sia quello della Difesa, Ignazio La Russa, insistono su un punto: i distinguo della Lega non hanno effetti in Parlamento. “C’è una notevole differenza tra l’atteggiamento pubblico, manifestato attraverso gli organi di stampa, e quello che poi è avvenuto ieri in commissione Esteri e Difesa dove Pdl e Lega erano d’accordo”. In effetti è un po’ così. E la ragione ha forse un nome e un cognome: Giorgio Napolitano.

L’ipotesi di un passaggio parlamentare – seguito da un pericoloso voto – non viene infatti frenata soltanto dal governo; ma anche dalla presidenza della Repubblica (“la risoluzione Onu è stata recepita dal Consiglio supremo di difesa da me presieduto”, Napolitano dixit). Maroni ha detto: “Il voto in Aula è inevitabile, lo chiede l’opposizione”. Parole pronunciate sapendo che Napolitano aveva già mandato messaggi inequivocabili al Pd (ma anche a Bossi), che infatti non è più così sicuro di voler raccogliere la golosa opportunità di fare leva, in Aula, con un voto, sulle divergenze interne alla maggioranza. Così, secondo la versione del Pdl, il nervosismo leghista – lo sussurrava ieri il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto – “è dovuto alle loro strane dinamiche interne. L’accordo con la Francia, sulla questione Parmalat, non è piaciuto a Tremonti…”. Ma qui la storia si fa davvero troppo evanescente. L’unico effetto percepito, in seguito alle polemiche tra Lega e Pdl, è stato lo slittamento del Cdm da venerdì a martedì prossimo. L’idea è quella di far sbollire il nervosismo padano e dare agio a Giulio Tremonti di presentare in quell’occasione, senza rischiare di essere offuscato dai litigi sulla Libia, il “decreto sviluppo”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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