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Nell’alleanza tra Fioroni e Veltroni c’è un Renzi di troppo

“Sì, Renzi è bravo, ma non esageriamo”. Walter Veltroni ieri pomeriggio ha pranzato a Montecitorio assieme a Beppe Fioroni che si è da poco cimentato in un articolo nel quale, senza mai citarlo, si faceva precisamente riferimento al giovane sindaco di Firenze Matteo Renzi come futuro leader del Pd. Titolo: “Oltre Berlusconi e gli antiberlusconi”. Catenaccio: “Occorre lanciare una nuova generazione perché il rinnovamento non è la cosmesi della politica di ieri”. Traduzione: alle prossime elezioni bisogna presentarsi con un candidato che non sia Bersani, il migliore è Renzi. Che d’altro canto, malgrado le ultra smentite, è già da un mese in campagna elettorale: su e giù per la penisola a presentare il proprio libro e a promuovere se stesso. Con la forza di chi vuole “rottamare” i vecchi dirigenti, ma con la debolezza di chi non ha attorno a sé né una squadra né una solida struttura di relazioni politiche. Debolezza alla quale c’è chi, nella minoranza del Pd, vorrebbe porre rimedio.

E’ da tempo che Fioroni simpatizza per il giovane sindaco, e non lo ha mai nascosto. E difatti sembra proporsi come kingmaker, malgrado Renzi pare non ricambi poi troppo le attenzioni cordiali di cui è fatto oggetto. D’altra parte negli ambienti renziani c’è chi dubita sul fatto che “il rottamatore del Pd” (ritratto con precisione scientifica dall’omonimo libro di David Allegranti da poco uscito per Vallecchi) possa trarre qualche vantaggio dal farsi cooptare dalla minoranza democrat. “Non ne ha mica bisogno”, dicono a Firenze. Dove aggiungono: “Sono gli altri a trarre vantaggio dall’avvicinarsi a Matteo”. Chissà.

Ma non è questo il vero problema. Il punto è che l’alleato di Fioroni all’interno della minoranza pd, ovvero Walter Veltroni, pur condividendo l’idea di un ritorno allo “spirito originario” del Pd e pur essendo il primo ad aver riconosciuto la necessità di un “ricambio generazionale”, non sembra in realtà del tutto persuaso della figura di Renzi. Certo, i due si sono un po’ avvicinati negli ultimi tempi: il sindaco fiorentino è stato ospite della fondazione veltroniana “Democratica” (dal cui palco, il 9 marzo scorso, ha bombardato l’intero partito). Ma l’ex segretario del Pd resta guardingo. Vuole capire meglio. E lo ha spiegato all’amico Fioroni, anche ieri: “E’ bravissimo, ma…”.

Ma forse Veltroni vorrebbe un passo più deciso di avvicinamento da parte di Renzi; e soprattutto non immagina se stesso nella figura del kingmaker, che più si addice all’indole dalemiana che all’antropologia veltroniana. “Credo che Veltroni non abbia mai rinunciato all’idea di essere lui stesso l’uomo destinato a restituire al Pd la sua identità originaria”, dice al Foglio Stefano Menichini, direttore di Europa. Che aggiunge: “E d’altra parte Renzi è uno fuori controllo. Non sembra disponibile a troppe mediazioni o incline a prestarsi a disegni politici articolati da altri”. Conclusione? “Renzi e Veltroni, con buona pace di Fioroni, rimangono su due rette parallele. Renzi resta una mina vagante per ‘tutti’ i vecchi leader. Certo prima o poi dovrà scegliere.

Perché in questa fase la sua forza è anche la sua debolezza: lui è il rottamatore, l’uomo del rinnovamento; ma ciò lo porta anche a essere solo. Renzi non sembra in grado di costruirsi attorno un sistema di relazioni politiche. Gli manca. Per questo, se vuole andare avanti, se punta davvero alla leadership, prima o poi dovra fare i conti con almeno una parte dei dirigenti del Pd”. Soprattutto con Veltroni, che lo attende in surplace. Visto che Fioroni, uomo che coltiva ambizioni diverse da quelle dell’ex segretario ed ex sindaco di Roma, si è già sbilanciato e appare conquistato alla causa.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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