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La lavagna è diversa per tutti

Rinascita, scuola privata e di sinistra. A Milano si può. Dirlo a Serra

Rinascita è una scuola media privata milanese. E’ comunista, o meglio, si è postcomunistizzata nella pedagogia ambientalista, pacifista, multiculturalista, ma non ha mai fatto del male a nessuno. Anzi. Ha esplicitato una chiara visione del mondo e su questo ha incardinato un progetto formativo che ha prodotto un piccolo popolo di ragazzi che, quanto ai fondamentali, sanno il fatto loro. I criteri e le idee ricevute dagli alunni? Li verificheranno nella loro vita, che non dispensa a nessuno il conto e alla misura che corre tra ideali e realtà.

Intanto, una scuola che ha un’ipotesi educativa chiara non perde un mese all’anno – come succede ritualmente da una quarantina d’anni a questa parte nelle statali. Intanto, non perde centinaia di ore di studio di Dante o teoria della Relatività per celebrare l’iniziazione agli scioperi e all’autogestione del niente. Intanto, nessun genitore può dire non mi sono scelto io in quale aeroporto far decollare i miei figli (perché se da qualche parte si deve pur partire, la scuola pubblica secondo Repubblica è il puro e semplice assecondare lo stato che ti dice: “Obbligo di frequenza nella scuola amministrativamente più prossima alla tua residenza”, un po’ come se per curare il cancro ti obbligano ad andare alla Asl di zona, altrimenti pagati il viaggio della speranza). Insomma, Rinascita può succedere a Milano – dove “scuola pubblica” non ha l’accezione della “caserma statale”, ma, grazie al “buono scuola”, del mix statale-privato – ma non nel resto d’Italia.

Dove invece domina il complesso reazionario contro ogni qualsivoglia intervento teso a mettere in discussione lo stato di “fallimento tecnico” in cui versa il sistema d’istruzione a traino statale. “Fallimento tecnico”? E come si vuole definire un’impresa che ogni anno spende solo ed esclusivamente in stipendi per il personale il 93 per cento dei 43 miliardi di euro ricevuti dai contribuenti? Con i miserabili 500 milioni di euri che lo stato destina alle Rinascita – siano esse laiche, cattoliche o agnostiche – le scuole private-paritarie svolgono un servizio che solo una stupidità da bigotti può non considerare e auspicare di iniettare nel tessuto della scuola statale italiana. Cito uno qualsiasi delle migliaia di studi in proposito: “Secondo il rapporto Ocse ‘Education at a Glance’, l’Italia è uno dei paesi con il minor livello di investimenti nelle istituzioni scolastiche (4,5 per cento del pil)”.

Il portale Tuttoscuola.com ha fatto i conti in tasca alle scuole paritarie, dalla prima infanzia alle superiori. Soprattutto le scuole per l’infanzia, secondo Tuttoscuola, rappresentano qualcosa di più rispetto a un’alternativa alla scuola statale, accogliendo il 40 per cento dei bambini. Conti alla mano, la presenza di queste scuole è un grosso risparmio per lo stato. Per ogni bambino iscritto a una scuola dell’infanzia statale, lo stato spende annualmente 6.116 euro, mentre per un bambino iscritto alla scuola dell’infanzia paritaria versa un contributo pari a 584 euro, risparmiando 5.532 euro. D’altronde, non siamo stati noi, ma Michele Serra, quando stava sull’amaca dell’Unità, a scrivere che “l’unica cosa buona che ci ha lasciato il fascismo è la scuola statale”.

di Luigi Amicone

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