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Il Patto Roma-Berlino

Primi segnali di intesa tra Berlusconi e la Merkel sul piano per la competitività e la crescita dell’Europa. Dopo il rigore sui conti, ora si va verso la “germanizzazione” delle politiche sviluppiste

La cancelliera tedesca, Angela Merkel, ieri ha offerto al Cav. un “vincolo esterno” europeo per accelerare l’adozione del piano nazionale per la crescita. La crisi del debito della zona euro non è terminata, ma per la prima volta il Consiglio europeo ha preso atto della necessità di affiancare al rigore sui conti pubblici un “Patto di competitività” ribattezzato “di convergenza economica rafforzata”. “Si tratta di mostrare che l’Europa ha l’ambizione di essere un continente competitivo”, ha spiegato Merkel: “Il 2010 è stato un anno movimentato, il 2011 deve essere l’anno della fiducia ritrovata nell’euro”. L’obiettivo della cancelliera è di costringere i paesi della zona a compiere le riforme che hanno permesso alla Germania di crescere al 3,6 per cento lo scorso anno. In cambio del via libera a un rafforzamento del Fondo europeo di stabilizzazione finanziaria – necessario per altri eventuali salvataggi – Merkel esige una convergenza verso il modello tedesco: “Il benchmark deve essere lo stato membro che fa meglio”. In altre parole, la Germania.

Il patto, che dovrebbe essere formalmente adottato in un Vertice straordinario riservato ai paesi della zona euro in marzo, prevede una convergenza delle politiche fiscali, economiche e sociali. Tra le misure contemplate ci sono il divieto di indicizzazione dei salari all’inflazione, l’innalzamento dell’età pensionabile, accordo di riconoscimento reciproco di diplomi, titoli di studio e qualifiche professionali per promuovere la mobilità del fattore lavoro in Europa, un’armonizzazione delle imposte sulle imprese e l’iscrizione nelle costituzioni nazionali di un limite ai deficit pubblici. Negli anni 90 il “vincolo esterno” fu usato dall’“élite tecnocratica” per giustificare l’austerità necessaria a entrare nell’euro e “superare i problemi posti dalla partitocrazia”, sostengono Kenneth Dyson e Kevin Featherstone in un celebre studio della London School of Economics. Allo stesso modo, oggi il Cav. potrebbe fare del Patto di competitività lo strumento per superare le resistenze alle liberalizzazioni, alla revisione delle relazioni industriali, alla defiscalizzazione per imprese e giovani.

"Concordiamo con i principi ispiratori delle proposte della Merkel”, spiegano al Foglio fonti di Palazzo Chigi. La sostanza insomma piace ed è coerente con i progetti del Cav., anche se ieri – come ha spiegato il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy – Berlino e Parigi non hanno presentato “proposte concrete”. L’appuntamento è per il vertice di marzo. L’Italia però è scettica sul “metodo scelto dalla cancelliera”, che in questa fase ha privilegiato il rapporto con il collega francese, Nicolas Sarkozy: “In un’ottica europeista, meglio una scelta condivisa con più stati membri e le istituzioni di Bruxelles”. Il presidente francese ha invece rivendicato la co-paternità del Patto di competitività: Francia e Germania lavorano “mano nella mano”, ha detto. A quindici mesi dalle elezioni presidenziali, anche lui ha bisogno di un “vincolo esterno” per imporre ai francesi un piano di austerità senza precedenti. Sarkozy intende presentare una modifica alla Costituzione francese per iscrivere la “regola d’oro” (il principio dell’equilibrio di bilancio) e deve trovare una maggioranza parlamentare dei tre quinti.

Ma a livello europeo la Francia è al traino della Germania: nel Patto di competitività “c’è molto di Merkel e poco di Sarkozy”, dice un funzionario europeo. “Non siamo completamente d’accordo con i nostri amici tedeschi”, sottolinea un diplomatico francese. Se il progetto di fondo è condiviso – corrisponde al sogno francese di un “gouvernement économique” – sul contenuto la convergenza non è totale. Merkel ha fatto alcune concessioni a Sarkozy, come la convocazione di un vertice della zona euro. Ma all’Eliseo non piace la prospettiva di una battaglia sulle pensioni a 67 anni, dopo aver subito tre mesi di scioperi e manifestazioni per portare l’età pensionabile a 62. Altri paesi frenano. Come il Belgio, ostile a toccare la sua scala mobile. Per la Germania, il miglioramento della competitività nella zona euro passa da una forte ripresa della produttività e da un costo del lavoro contenuto. Ma, secondo il premier belga Yves Leterme, “ogni paese ha i suoi accenti e le sue tradizioni. Non accetteremo che il nostro modello di concertazione sociale sia smantellato”. Il lussemburghese Jean-Claude Juncker denuncia il carattere poco “comunitario” e molto “intergovernativo” del Patto di competitività. La Commissione teme di essere marginalizzata da una cooperazione rafforzata gestita esclusivamente dai governi. Anche l’Europarlamento boccia il “sistema parallelo intergovernativo”. Ma alla fine, secondo alcuni osservatori di questioni europee, con la crisi del debito sovrano non ancora superata, “c’è un solo paese con il libretto degli assegni: la Germania”.

di David Carretta

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