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Due poltrone per uno

Perché Napolitano vuole che Fini scelga tra Camera e camerati

Il Pdl chiede le dimissioni del presidente di Montecitorio che fa il capopartito. Quirinale silenzioso ma preoccupato

Il conflitto istituzionale tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il presidente della Camera, Gianfranco Fini, preoccupa – non da oggi – il Quirinale. La doppia veste, istituzionale e politica, dell’ex leader di An (che induce persino uomini di Fli a consigliargli le dimissioni) è tornata oggetto delle attenzioni del centrodestra. Daniela Santanchè organizza dei picchetti di fronte la Camera, e il 13 febbraio sarà Berlusconi, dal palco di una manifestazione, a invocarne le dimissioni. La questione non sfugge a Giorgio Napolitano, che osserva con preoccupazione anche lo speculare levarsi di critiche, da parte dell’opposizione, all’indirizzo di Renato Schifani. Ma il presidente “non ha strumenti d’intervento né sarebbe corretto inserirsi in questa dialettica a favore dell’uno o dell’altro dei contendenti”, dicono dalle parti della presidenza della Repubblica.

Da tempo il dossier viene gestito con estrema – ma vigile – cautela dal Quirinale, che in passato ha inviato messaggi riservati a tutela delle due istituzioni: un invito alla calma per il Cavaliere e l’auspicio che il leader di Fli tenga distinto il ruolo politico da quello istituzionale. E difatti Fini, pur vivendo in uno stato di contraddizione ormai permanente, ha finora evitato di assumere la leadership formale di Fli. Ma quanto può durare una separazione dei ruoli che non avverte più nessuno? “Fli nascerà a breve, e avrebbe bisogno di un leader libero da ogni genere di vincoli. La presidenza della Camera è un ostacolo alla libertà di tono”, sostiene il politologo finiano Alessandro Campi. Anche Roberto Menia, uomo di indiscussa fedeltà a Fli, ha detto che “Fini dovrebbe dimettersi”. E non solo perché la contesa politica si fa aspra, e dunque mantenere profili di terzietà appare complicato; ma soprattutto perché il terzo polo prepara una stagione di marketing elettorale che vedrà Fini protagonista.

“E’ lui il nostro brand”, dice Carmelo Briguglio. E infatti il leader carismatico va utilizzato sul campo: con il tour, già cominciato per le città d’Italia, e sabato – con Casini – alla prima convention terzopolista di Todi. “Dimissioni mai”, è il refrain. Ma chissà. Oggi il ministro Franco Frattini risponderà in Senato a una interrogazione sull’affaire Montecarlo. “Farà il nome di Giancarlo Tulliani”, è il vaticinio del Pdl.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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