Per “rumori e offesa al decoro”, contestati dopo la diffusione degli atti giudiziari sul “caso Ruby”, le ragazze messe alla gogna come invitate alle serate di Arcore (e diventate semmai destinatarie, non autrici, di offese e schiamazzi) sono state sfrattate con procedura d’urgenza – otto giorni e fuori dai piedi – dalle case all’Olgettina della Friza, società milanese di cui fino a oggi non si conosceva la benemerita funzione di Ente Responsabile della Moralità Nazionale e Immobiliare. Incompatibile con la condizione di “reame delle piccole principesse del bunga bunga”, come carinamente ha scritto il Corriere della Sera.
Dobbiamo ammettere che forse ci è sfuggito qualche passaggio: ma non eravamo tutti figli orgogliosi di Fabrizio De André e di “Bocca di rosa”? Non tifavamo tutti per la simpatica puttana perseguitata dai benpensanti e dall’“ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l’osso”? Non riprovavamo tutti l’arroganza di chi calpesta il diritto del trans, del rom, di chiunque, a vivere dove vuole, se la sua condotta non configura reati o attentati alla coesistenza civile e condominiale e se le rate e le bollette sono regolarmente pagate? Premesso che quelle ragazze hanno diritto di passare le serate come meglio credono; premesso che nessuno può permettersi per questo di chiamarle prostitute; premesso ancora che, se addirittura lo fossero in modo certificato e conclamato (con un’apposita lettera scarlatta cucita sul bavero dei cappotti? Potrebbe essere un’idea, parliamone con Concita De Gregorio), nessuna di loro ha mai adescato i passanti dalle finestre dell’Olgettina come le ragazze in vetrina di Amsterdam… Premesso tutto ciò: che fine ha fatto il diritto elementare a vivere dove si vuole, se si ha un contratto di affitto regolarmente onorato?
Amministratori condominiali di tutto il mondo, allertatevi: prendete esempio dall’Olgettina, consultatevi con l’avvocato Giulia Bongiorno, molto attenta all’immagine delle donne calpestate dalle barzellette di Berlusconi, e procuratevi sempre un congruo corredo di intercettazioni prima di accettare chicchessia sotto i tetti da voi tutelati. Soprattutto, vietato cantare “Bocca di Rosa”.
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