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Tornare all'art. 68

Perché l’immunità parlamentare conviene al Cav. e a chi verrà dopo. Pd compreso

“La verità è che c’è un solo modo di risolvere una volta per sempre il conflitto tra politica e magistratura, dovremmo reintrodurre l’immunità parlamentare”. Silvio Berlusconi è un allegro incostante e un impolitico che – così dicono nel Pdl – “ha troppo affidato il settore giustizia ai propri avvocati”. I quali, ha sussurrato tra gli altri anche l’ex ministro Mario Landolfi nelle orecchie del Cavaliere, “mancano di una visione complessiva, politica, della questione giudiziaria in questo paese”.

Eppure, nonostante tutto, a Berlusconi non sfugge che la reintroduzione dell’immunità parlamentare, benché impopolare secondo molte rilevazioni (e ai sondaggi il Cav. è decisamente attento), rappresenti la “soluzione sistemica a un problema anche personale”. E difatti, martedì scorso, di fronte ai propri onorevoli avvocati riuniti alla Camera, il presidente del Consiglio lo ha detto: “Ci si dovrebbe pensare a reintrodurre l’immunità parlamentare”, quel meccanismo di check and balance tra poteri dello stato che i costituenti avevano previsto nell’articolo 68 della Carta (poi espunto sull’onda emotiva di Tangentopoli).

In Senato giace un disegno di legge bipartisan sull’immunità parlamentare firmato dai senatori Franca Chiaromonte (Pd) e Luigi Compagna (Pdl). La novità è che il Pdl, forse in ritardo, e forse pressato dall’emergenza (Ruby), ha deciso di riesumarlo dal sottoscala nel quale era precipitato anche per le scelte, più tecnico-difensive che politiche, prevalse a Palazzo Grazioli. La voce è quella del vicecapogruppo del Pdl a Palazzo Madama, Gaetano Quagliariello, nell’Aula del Senato mercoledì scorso: “A tutti noi (maggioranza e opposizione), al di sopra e al di là dei polveroni contingenti, spetta l’onere di ricucire lo strappo tra giustizia e politica provocato nel nostro paese da una frettolosa ed emotiva rottura dell’equilibrio costituzionale con la revisione dell’articolo 68”.

Al di là dei “polveroni contingenti”, ha detto Quagliariello. Non sfugge, nelle parole del senatore  – che si rivolge al Pd – un messaggio sottinteso: l’immunità non serve soltanto al premier, sarà necessaria infatti a chi verrà dopo (perché prima o poi si dovrà tornare a un rapporto fisiologico tra potere politico e giudiziario). Non solo. La reintroduzione dell’immunità rappresenta, in prospettiva, quella forma di salvacondotto permanente – e giustificato da buone ragioni di diritto –  che rassicurerebbe Berlusconi dal timore di precipitare in balìa dei tribunali il giorno in cui decidesse di farsi da parte. E non c’è accordo di sistema possibile, per il futuro, che possa prescindere dalla questione giudiziaria del Cavaliere.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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