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Il Colle: "Il paese è turbato". Avvenire: "Una storia che ferisce e sconvolge"

“O me o i giudici”. Così il Cav. agita il voto contro le manovre di Palazzo

Il patto tra il premier e la Lega alla prova di Ruby (e del federalismo fiscale), Udc cauta, Pd impreparato

In una nota del presidente della Repubblica si legge: "A smentita di quanto riferito da qualche organo di stampa, non c'é stato in questi giorni alcun colloquio telefonico tra il presidente del Consiglio e il presidente della Repubblica". Poi, sulle evoluzioni dell'inchiesta su Berlusconi: "Naturalmente, il capo dello stato è ben consapevole del turbamento dell'opinione pubblica dinanzi alla contestazione, da parte della Procura della Repubblica di Milano al presidente del Consiglio, di gravi ipotesi di reato, e dinanzi alla divulgazione di numerosi elementi riferiti ai relativi atti d'indagine", auspicando che "si proceda al più presto a una compiuta verifica delle risultanze investigative".

Il quotidiano della Cei, Avvenire, sul caso Ruby ha invocato "sobrietà" per coloro che operano nella sfera pubblica e invitando tutte le parti a fare subito chiarezza. In un editoriale pubblicato in prima pagina, il direttore Marco Tarquinio sostiene che "anche solo l'idea che un uomo che siede al vertice delle istituzioni dello stato sia implicato in storie di prostituzione e, peggio ancora, di prostituzione minorile ferisce e sconvolge".

“Fino a una settimana fa l’eventualità delle elezioni anticipate la escludevo categoricamente. Ora non mi sento di escludere più nulla”. Silvio Berlusconi non parla di dimissioni con i propri interlocutori, questo scenario non viene per il momento nemmeno teorizzato nel suo entourage. “Anche perché un successore credibile, che non sia invenzione dei giornali, non esiste”, dice al Foglio un importante esponente di governo. D’altra parte, prima che esplodesse il nuovo caso Ruby, mesi fa, l’idea di un passo indietro e di una successione pilotata si era fatta largo, a partire dagli ambienti leghisti fino ad alcune zone di confine dell’area pidiellina.

Alcuni anelli della cintura di protezione del premier ne avevano discusso esplicitamente con lui. Ma il Cavaliere l’aveva rigettata, con una forza tale da rendere ancora oggi irrealistico un suo passo indietro volontario. Piuttosto, da una posizione di sconforto (ma non remissiva) per “l’invadenza da Gestapo della magistratura” (parole di Fabrizio Cicchitto al Foglio) il premier adesso riflette sul lavacro delle urne, sull’ipotesi che gli suggerisce Umberto Bossi e che, se ha la controindicazione maliziosa di essere la soluzione più gradita al sospettatissimo Giulio Tremonti, è anche la manovra che più spaventa le opposizioni. Un referendum sulla sua persona, un plebiscito: volete voi Berlusconi o i magistrati?
 

Nonostante il fango, malgrado l’imbarazzo che coinvolge ampi settori del governo (in difficoltà nel gestire un dossier che non ha nulla di politico), reggono sia il fronte interno al Pdl, sia l’intesa con Bossi. La Lega ancora non sa bene come comportarsi, deve gestire riflessi giacobini molto vitali nella propria base, ma non ha forti motivazioni di opportunità per staccarsi dal Pdl: il federalismo è alle porte (questa è una settimana decisiva in Parlamento) e, al di là del consolidato rapporto con Berlusconi, per il partito del nord non esistono alternative di sistema altrettanto remunerative. Un meccanismo valido anche per le opposizioni, sia per il Pd – in realtà spiazzato dall’azione della procura di Milano – sia per l’area del terzo polo che in queste ore tende al silenzio sulla vicenda giudiziaria del premier e sulle sue ricadute politiche.

Pier Ferdinando Casini non ha del tutto apprezzato le parole di critica – sebbene molto indiretta – rivolte dal proprio alleato Gianfranco Fini al Cavaliere. Nell’Udc, dove i consigli delle gerarchie vaticane in queste ultime ore sono arrivati con inusitata limpidezza, si cerca di guadagnare spazi per una mediazione con il centrodestra. Ma da una posizione di forza contrattuale. “Se si fanno cose positive per il paese ci siamo, ma se invece sperano che ci sia un partito che, pur di evitare le elezioni si renda disponibile a fare qualsiasi cosa, hanno sbagliato indirizzo”, ha detto ieri Casini al termine di un vertice con Francesco Rutelli e Fini.

Un test importante sulle disponibilità
incrociate di terzo polo e Pdl-Lega si avrà oggi nella riunione della bicameralina sul federalismo fiscale. La mole e la qualità delle indiscrezioni, e delle intercettazioni, che oggi saranno pubblicate dai giornali non potranno non influire sulla resistenza del centrodestra (pronto a ufficializzare tra oggi e domani il gruppo dei venti responsabili) e sulla determinazione trattativista del terzo polo. Le elezioni anticipate non sono l’obiettivo di Casini e Fini, tanto che la linea morbida fa capolino persino tra i membri terzopolisti della giunta per le autorizzazioni a procedere che, alla Camera, dovrà occuparsi della posizione del premier. “A mio avviso potevano non sussistere gli estremi per un giudizio immediato”, ha detto il finiano Giuseppe Consolo confermando che da quelle parti potrebbero anche arrivare aiuti inattesi al Cavaliere.

Persino in assenza di un’immediata contropartita di potere? Il leader dell’Udc smentisce il sospetto (“il voto non ci spaventa”, “non siamo disponibili a qualsiasi cosa”). Ma il retropensiero malizioso è che pur di evitare le elezioni, e coltivando l’idea che in prospettiva “conviene di più un premier azzoppato di un premier spodestato”, senza troppo apparire il terzo polo potrebbe anche convincersi a una manovra di soccorso semi gratuito nei confronti del Cav. Ma chissà. Al netto dell’indagine della procura di Milano, le valutazioni politiche – in prima battuta – saranno collegate all’effetto mediatico della pubblicazione delle intercettazioni. Molti sono infatti i dubbi sulla rilevanza penale dei fatti descritti, conterà probabilmente di più la resa di una campagna mediatica pronta a riproporre – ma con rinnovata forza – la tesi secondo la quale il premier è ricattabile (e già ricattato).

Leggi Perché l'inchiesta sul Cav. spaventa pure Bersani

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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