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Amarezze parallele

I responsabili ci sono, ma per ora guardano più ai pm che al Cav.

Fini soffre il pressing dei suoi che lo vogliono dimissionare dalla Camera, Berlusconi impaludato tra le procure

La notizia della nuova indagine avviata dalla procura di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi ieri ha reso un po’ meno efficaci le manovre avvolgenti del Pdl nei confronti degli indecisi di Fli, del Mpa e dell’Udc. Eppure il gruppo dei responsabili, che dovrebbe aggiungersi a sostenere la maggioranza, sembra abbia raggiunto quota ventiquattro (tre parlamentari del movimento di Raffaele Lombardo sono dati per acquisiti). Anche se le mosse più interessanti, quelle in direzione dei finiani, ieri hanno subito una frenata. “Vedrete che il gruppo verrà fuori. Lo annunceremo la prossima settimana”, dice l’ex udc Saverio Romano. Ma nel Palazzo, in realtà, si attendono gli sviluppi dell’inchiesta, si attende di capire meglio e di leggere quanto – e cosa – potrà filtrare sui giornali nelle prossime ore. Una battuta riassume tutto: “Vedremo Repubblica”.

Gianfranco Fini è in difficoltà da settimane, è apparso appannato persino ad alcuni tra i suoi uomini più fedeli che gli hanno rimproverato l’intervista con la quale il presidente della Camera ammetteva di aver subìto una sconfitta sonora il 14 dicembre scorso. Il fedelissimo Roberto Menia, dubbioso sul processo di triangolazione avviato con l’Udc, e preoccupato che la funzione istituzionale del suo leader possa comprometterne la capacità di guida politica è arrivato a teorizzare (ma non è il solo, il primo è stato l’ideologo finiano Alessandro Campi) che “Fini dovrebbe dimettersi dalla presidenza della Camera”. Ma la bocciatura parziale del legittimo impedimento e la nuova inchiesta milanese che colpisce il Cavaliere hanno un po’ confortato le speranze dell’entourage finiano. “Vediamo se adesso Berlusconi sarà meno baldanzoso. Da solo non ce la fa”, ha detto ieri Fini a un proprio collaboratore. Chissà. L’orizzonte è quello delineato dal leader udc Casini: una sorta di appoggio esterno al governo. E’ anche per questo che dalle parti di Fli nessuno, neanche il tosto Fabio Granata, ha commentato le vicende della procura milanese. Tutto appare sospeso.

Il regalo della procura arriva inatteso. Per risollevare la propria immagine appannata e per riempire di qualche contenuto l’alleanza tattica con Casini, il presidente della Camera aveva immaginato alcune apparizioni televisive (domenica da Fabio Fazio), dei seminari tra intellettuali d’area, e poi un tour in cinque tappe lungo la penisola (oggi una visita a Messina). La fallita spallata al Cavaliere e l’avvicinamento repentino ai neodemocristiani non sono state del tutto compresi dall’opinione pubblica e dai sostenitori. Come dice Italo Bocchino, “con queste iniziative vogliamo comunicare con chiarezza che questo partito non nasce per logiche di Palazzo ma per occuparsi delle questioni che interessano i cittadini”.

Ma sarebbe un errore immaginare che Fini nelle sue uscite pubbliche ritorni ai toni battaglieri e antiberlusconiani approfittando dell’inchiesta che coinvolge il premier. La tentazione c’è, ma la linea ormai la detta l’Udc: responsabilità e pudore. Per ora. Radicalizzare il dibattito – è il messaggio dei centristi a Fli – non serve. Al contrario dicono che “un Cav. azzoppato nell’immagine potrebbe piegarsi a un negoziato”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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