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Parla Chiaromonte (Pd)

La sola via d’uscita dal giustizialismo è l’immunità

“Adesso davvero si dovrebbe lavorare per reintrodurre l’immunità parlamentare”, dice la senatrice del Pd Franca Chiaromonte nel giorno in cui la Corte costituzionale ha parzialmente rigettato la legge sul legittimo impedimento. Chiaromonte, donna della sinistra democratica, è firmataria, assieme al collega del Pdl Luigi Compagna, di un disegno di legge per la reintroduzione dell’articolo 68 della Carta costituzionale.

“Quel principio sacrosanto che i padri costituenti immaginarono per equilibrare i rapporti tra potere legislativo e potere giudiziario”, spiega. “In quel testo, frettolosamente espunto dalla Costituzione sull’onda emotiva di Tangentopoli, vi sono le ragioni dell’equilibrio, del buon senso, della salute di un paese”.
E non è certo per Silvio Berlusconi che si dovrebbe ripensare a una forma di tutela dei parlamentari nei confronti del potere giudiziario. Anzi. Dice la senatrice:  “Le vicende giudiziarie e personali del premier hanno complicato la questione, già purtroppo intrisa di ideologismo antipolitico. L’immunità parlamentare non può essere un meccanismo ad personam, disegnato sulle forme di un singolo uomo. Ma deve valere erga omnes per i rappresentanti eletti dai cittadini, trova il suo fondamento proprio negando l’eccezionalità di un singolo rappresentante rispetto agli altri”.

Ma cosa impedisce il coagularsi di un consenso politico intorno a una proposta del genere? “Un certo modo di intendere il ruolo della sinistra, cui il mio partito, il Pd, non è affatto immune. Il giustizialismo ha fatto danni enormi, e la mai risolta epoca di Tangentopoli ha lasciato una tragica eredità sedimentatasi nella cultura italiana. Non solo nella testa dei politici, ma anche di tanti intellettuali, di osservatori e di singoli cittadini. Abbiamo avuto enormi difficoltà a raccogliere, in Senato, le firme sufficienti per presentare un disegno di legge costituzionale sull’articolo 68. E non è un caso. I politici, i partiti, hanno paura di scontentare segmenti del proprio elettorato oppure certi alleati”.

Forse Chiaromonte si riferisce ad Antonio Di Pietro. “Mi riferisco senza dubbio a Di Pietro. Ma il mio pensiero va anche al centrodestra e in particolare alla Lega, a un certo riflesso giacobino vivo nel nativismo settentrionale. L’opportunismo elettorale, in un paese dove si vive di campagne elettorali permanenti, ha effetti tragici. Provoca immobilismo”. Cioè? “Quando presentammo il testo sull’immunità, il vicecapogruppo del Pdl, Gaetano Quagliariello, promise un appoggio. Ma poi non se ne fece niente. Nel centrodestra parlano di garantismo, ma lasciano sempre qualche sospetto peloso”.

La Consulta ha ammesso il referendum dipietrista con il quale si chiederà l’abrogazione del legittimo impedimento. “Credo che il Pd l’appoggerà per conformismo, l’antipolitica è redditizia, pare”. C’è la competizione con l’Idv. “Sì, con la differenza che noi siamo un grande partito e loro un piccolo partito. Dovrebbero essere i dipietristi al traino nostro, e non viceversa”.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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