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Berlusconi indagato per il caso Ruby. "Non cambia nulla, il governo va avanti"

Sotto le apparenze, la sentenza della Corte stabilizza il Palazzo

La Consulta boccia a metà la legge garantista, ma al Cav. restano margini di manovra tra il Parlamento e le urne

 Il premier, Silvio Berlusconi, commentando la sentenza della Corte Costituzionale sul legittimo impedimento, ha detto: "Le decisioni della Consulta sono assolutamente ininfluenti, il governo andrà avanti perché l'Italia ha bisogno di tutto tranne che di elezioni anticipate. Non mi aspettavo nulla di diverso", ricordo che il legittimo impedimento "non l'ho chiesto io: la sentenza non ha demolito l'impianto della legge, ha riconosciuto che il legittimo impedimento è giusto e necessario per chi svolge attività di governo". La Procura di Milano avrebbe aperto un fascicolo su Silvio Berlusconi, coinvolto nel caso della minorenne marocchina Ruby, per le ipotesi di reato di "concussione" e di "prostituzione minorile".

A Silvio Berlusconi interessano più i numeri della maggioranza in Parlamento che i calcoli sul voto con il quale la Corte costituzionale ha rigettato in parte la legge sul legittimo impedimento. La “parziale” bocciatura è stata accolta con “parziale” e dissimulata soddisfazione. Le opposizioni hanno esultato, ma l’onorevole e avvocato Niccolò Ghedini, che ha atteso e commentato la sentenza con il premier a Palazzo Grazioli, ha spiegato al Cavaliere che “l’impianto complessivo del provvedimento resta in piedi. Sarà un po’ più farraginoso il meccanismo”.

Ora il centrodestra non potrà evitare proteste di prammatica anche veementi (e speculari all’esultanza delle opposizioni), perché di bocciatura pur sempre si tratta. Ma lo scenario atomico non si è verificato e già ieri sera Berlusconi chiedeva ai propri collaboratori novità sulle operazioni volte a rafforzare i numeri della maggioranza a Montecitorio. La bocciatura, proprio perché parziale, rassicura il centrodestra sulla posizione giudiziaria del premier (i tre processi milanesi peraltro rischiano di andare comunque in prescrizione) ma contemporaneamente rappresenta per il Pdl un utilissimo strumento con il quale aprire una campagna elettorale preventiva. Un doppio risultato che, pur nella delicata contingenza, sembra confermare una certa libertà di manovra al Cav.: si può ancora tentare di salvare il governo, ma si sono anche acquisiti argomenti per richiamare gli italiani al voto.

Alla Consulta sembra abbiano funzionato i meccanismi istituzionali della stabilizzazione. La Corte ha evitato di sconfessare del tutto (come fu invece per il lodo Alfano) la firma apposta in calce alla legge sul legittimo impedimento dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Così la parziale soddisfazione di Palazzo Chigi corrisponde a un successo del Quirinale che, al corrente delle oscillazioni in seno alla Corte, da mesi osservava con vigile interesse l’intero dossier. Tutti i messaggi di Napolitano, sia pubblici sia riservati, sono stati indirizzati alla stabilizzazione. La sentenza della Corte risponde a questi auspici, ma adesso – parzialmente accontentato il Cav. – gli sforzi del presidente saranno rivolti a contenere l’esuberanza berlusconiana.

Leggi Giuristi spiegano che "la legge non è stata bocciata"

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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