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Mistero operaio

Il funambolico silenzio del Cav. e di Tremonti sulla rivoluzione Fiat

Non una parola su Mirafiori, nel Pdl c’è una spiegazione: “Meglio convivere con Marchionne che morire per le sue idee”

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti continuano a tacere sulla vicenda Marchionne-Mirafiori e il loro silenzio sulla più grande storia economica e industriale italiana degli ultimi vent’anni assume i caratteri del mistero. Perché il presidente operaio e funzionalista e il ministro “genio” dell’Economia non hanno dedicato neanche una frase subordinata – o un periodo ipotetico – al fenomeno che secondo i più accreditati osservatori potrebbe modificare radicalmente, e in direzione liberale, le relazioni industriali, il volto dei sindacati e anche la composizione storica e il peso della Confindustria?
Nei livelli intermedi del Pdl, e persino all’interno dell’entourage berlusconiano, l’assenza dei due pesi massimi dell’esecutivo sul tema Fiat è avvertita. Ma così come Tremonti e Berlusconi tacciono, anche coloro i quali li rimproverano in privato del troppo silenzio non si espongono. Difatti per spiegare al Foglio il mistero del mutismo tremontian-berlusconiano preferiscono formulare pensieri che vogliono mantenere anonimi. In ambienti ministeriali c’è chi sostiene che il Cavaliere faccia bene a non intervenire in alcun modo perché “la Fiat non chiede più soldi allo stato, ma si è sganciata dal meccanismo degli incentivi”. E’ un’azienda globalizzata e internazionale sulla quale il governo non può – e non deve – esercitare alcun tipo di intromissione. “E’ finita l’epoca dei governi impiccioni”, spiega un ministro. Ma basta questo a risolvere il mistero del silenzio? Forse no. Nulla osterebbe infatti a un – anche molto prudente – gesto pubblico di interesse nei confronti del fenomeno Marchionne; tanto più se, come dice il ministro, non si tratta di una mera contrattazione interna alla Fiat ma di un macrofenomeno dalle non indifferenti ricadute politiche e sociali.
I più maliziosi sostengono che il Cav. e Tremonti non vogliano morire per Marchionne, non vogliano cioè rischiare di rimanere vittime degli effetti di un possibile conflitto sociale. “Preferiscono, semmai, ‘vivere’ per interposto Marchionne. Godersi in silenzio gli effetti della nuova politica Fiat”. L’amministratore delegato del Lingotto, in sei mesi, potrebbe ridimensionare sindacati e Confindustria, con l’effetto di spezzare anche il legame tra il Pd e la sinistra sindacale. “Tutti effetti che non possono che tornare comodi al centrodestra”. Il silenzio del Cavaliere ha una spiegazione psicologica e politica. Il premier-imprenditore è certamente un liberista, ma è anche l’uomo che fonda la propria epica del governo sull’ottimismo: cerca sempre di non esserci quando il clima volge al brutto. E’ anche per questo, spiegano, “che le dure manovre economiche non portano mai la sua firma. E’ a Tremonti che Berlusconi consegna il ruolo del cattivo”. Eppure anche il ministro dell’Economia, stavolta, non si schiera. Perché? Risposta: “Marchionne è il simbolo italiano della globalizzazione. Tremonti è invece il più autorevole critico, da destra, di questo fenomeno. Non può appoggiare Marchionne. Ma nemmeno può esprimere perplessità, perché si porrebbe di fatto in contrasto con le idee dominanti della sua parte politica. Così mantiene un funambolico mutismo”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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