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Anno nuovo, partito nuovo

Tra il Pdl e Casini c’è un Tremonti da scalare. Ma il Cav. ha un piano

Il premier vedrà il ministro per chiedergli di trattare con l’Udc sul federalismo (Lega d’accordo) e finanziare la ripresa

Il presidente del Consiglio incontrerà questa settimana il suo ministro dell’Economia, da qualche tempo taciturno e forse un po’ immusonito. Nell’agenda di Silvio Berlusconi il colloquio privato con Giulio Tremonti è importante e delicato almeno quanto l’attesa sentenza della Corte costituzionale sul legittimo impedimento o il voto di sfiducia a Sandro Bondi (una grana che tuttavia il ministro è orientato a disinnescare personalmente, dimettendosi). Per stringere la mano di Pier Ferdinando Casini, per andare a vedere l’offerta centrista di un “patto di pacificazione” e per rilanciare l’azione di governo, il Cavaliere ha bisogno di poter contare sulla collaborazione di Tremonti. Il problema del premier è convincere il superministro, con il quale – l’esperienza di Gianfranco Fini insegna – vanno evitati contrasti umorali. Come si rassicura il flemmatico (sui conti) e ambizioso (in politica) Tremonti? Un’idea circola nell’entourage berlusconiano: inserire gli interventi di vantaggio fiscale richiesti da Casini nelle pieghe del federalismo, cosa che li renderebbe forse meno onerosi e salderebbe pure gli interessi padani a quelli neodemocristiani, e poi offrire contemporaneamente a Tremonti un’autorevole legittimazione politica. Il ministro era vicepresidente di Forza Italia, adesso potrebbe diventare numero due di quel Pdl che, nei piani del Cavaliere, va ristrutturato e ribattezzato (circola un nome: “Italia”). Per il ministro si ipotizza un incarico che lo rafforzi nella competizione con gli altri pretendenti alla futura leadership.

La conquista dell’Udc e il suo assenso alla riforma federalista tanto cara alla Lega passa – per esplicita richiesta casiniana – da una modifica dei capitoli di spesa; così come il rilancio dell’azione di governo è direttamente collegato all’approvazione di alcuni provvedimenti bandiera (non solo sul fisco) che necessitano di copertura da parte del ministero dell’Economia. Il problema di Berlusconi, e la ragione che lo ha portato a elogiare sul Corriere della Sera l’ottimismo economico di Mario Draghi (non proprio un sodale del ministro del Tesoro) è che Tremonti si è attestato in posizione difensiva. Il ministro non vorrebbe sacrificare la stabilità dei conti a vantaggio della stabilità di governo e osserva con diffidenza – per ragioni squisitamente politiche – sia l’avanzata di Casini verso il centrodestra (e verso la sua leadership) sia il favore crescente con il quale nel Pdl alcuni maggiorenti guardano al più giovane Angelino Alfano. Per questo il premier incontrerà tra pochi giorni il suo ministro con l’intenzione di farsi concavo e convesso nei confronti dell’interlocutore perché, ha spiegato a chi ha avuto modo di sentirlo, “con tutti i problemi che ci sono non ho intenzione di litigare anche con Giulio”. Tanto più se è vero, com’è vero, che nessuno lo sospetta sul serio di tradimento. Nel Palazzo berlusconiano non si scommette un centesimo sugli scenari che descrivono Tremonti interessato a guidare, in questa legislatura, un governo di larghe intese. Non lo vuole la Lega, che al contrario si sta facendo cautamente possibilista sulle trattative con l’Udc, e quasi certamente non lo vuole lo stesso superministro. Come ha detto Umberto Bossi, “Tremonti non è mica matto”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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