Se ci manteniamo lontani dalle coste, forse sfuggiremo al prossimo tsunami. Con opportuna attenzione, potremmo scampare a un “Porta a Porta” su Avetrana. Usando circospezione, e in loco sgranando un opportuno rosario, proveremo a non farci trovare sotto qualche muro di Pompei. Ma si preannunciano eventi da cui né l’umana cautela né la celeste protezione potranno difenderci. Il fiorire di nuovi scrittori, per esempio – sempre un Pasolini che preme, un Pirandello che s’aggira, un Moravia pronto a irrompere. Virgulti letterari ancora in maturazione in attesa del loro emergere primaverile – come per i fagiolini, come per i ravanelli – affilano i lapis nelle basse temperature e minacciano ingente produzione ai primi tepori.
Notizie allarmanti si trovavano ieri sul Messaggero, in un’intera pagina su codesta sconsiderata “tendenza”: “Prolificano scuole, laboratori, corsi per aspiranti romanzieri”. Ognuno ha un Melville appisolato dentro, che tra qualche mese potrebbe a tradimento tenderci un agguato dagli scaffali di una libreria. Non l’utilità di una Radio Elettra, dunque, ma adunate di discepoli che ostentano un principio di Parise nello sguardo, la certezza di un Tomasi di Lampedusa nell’animo. Tendenze pericolose, che il più delle volte (l’eccezione c’è, ma eccezione è) andrebbero paternamente corrette indicando l’orizzonte di una lavanderia a gettoni o un decente accasamento presso la locale autofficina.
Invece niente, e comprensibilmente lo spirito di Sciascia la spunta sull’utilità della pratica presso l’elettrauto. Dati impressionanti vengono forniti dal giornale della capitale. Se la sono cavata da soli, e piuttosto bene, tanto Leopardi quanto la Morante, ma potrebbe risultare letterariamente miracoloso il corso tenuto presso la Scuola Holden cara ad Alessandro Baricco, “inventore della scrittura creativa in Italia” (e prima che si praticava, la scrittura pedestre?). C’è di tutto, dalle lezioni on line all’Holden Club “dove si è seguiti da un tutor personale” (tanto basta a immaginare sviluppi futuri: “Scusi Goldoni, ma la sua creatività…”. “Sa, caro, avevo un tutor coi controcazzi…”), fino “al corso principale, quello di Scrittura & Storytelling” (detto così, roba da procurare un mancamento al Tommaseo), che “è rigorosamente a numero chiuso, massimo una trentina di allievi per biennio, con prezzi che oscillano tra i 4.700 e i 7.700 euro annui”, ed è chiaro che dopo un simile esborso uno esce da lì e ha tutto il diritto di pensarsi collega del Manzoni.
E’ una mappa impressionante – ben oltre la nota e originaria Holden – quella delle scuole di scrittura sparpagliate qua e là per l’innocente penisola – “un censimento esatto è quasi impossibile”, alza le mani Luca Ricci, autore dell’inchiesta: si va dalle quarant’ore settimanali al corso intensivo che dura solo un weekend, in un bel castello, “immersi in un’atmosfera incantata, tra arazzi nobiliari, torri merlate e armature cavalleresche, con editor e tutor sempre diversi”. Scusate, ma non sarebbe già questa meravigliosa materia per un romanzo? Grottesco, s’intende. Pure comico, volendo.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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