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“Non è come il 2008”

Ciò che la Ue ha davvero detto sui rifiuti di Napoli

Il capo delegazione europea: situazione diversa, serve un piano per fine 2010

La Commissione europea non ha mai detto che la nuova crisi dei rifiuti è l’esatta replica di quella del 2008. Eppure su questa notizia si è basato gran parte del racconto della nuova crisi che colpisce la città di Napoli. La realtà è più complessa. Il Foglio ha raggiunto a Bruxelles Pia Bucella, il capo della delegazione europea inviata la settimana scorsa a Napoli, il funzionario della Commissione che ha fatto il parallelo tra oggi e il 2008. “Le mie parole si riferivano esclusivamente agli aspetti legali, che sono di mia competenza. Ho detto che la situazione era la stessa del 2008 in quanto la Campania non si è ancora dotata di un piano di gestione dello smaltimento dei rifiuti così come si era impegnata a fare già nel 2007”. La dottoressa Bucella, ovviamente, non nega che la spazzatura per le strade di Napoli ci sia: “Trovammo i rifiuti per strada nel 2007, nel 2008 abbiamo trovato tantissimi rifiuti e nel 2010 abbiamo sempre trovato i rifiuti per strada, anche se non tanti come nel 2008. Ma comunque una situazione difficilissima per i cittadini”. Non tanti come nel 2008, dunque. E soprattutto in una condizione infrastrutturale differente, come ha riconosciuto anche il commissario all’Ambiente, Janez Potocknic.

Questi i fatti. Il 22 novembre, a Napoli, i membri della delegazione hanno incontrato i giornalisti. Da quella conferenza stampa sono usciti alcuni lanci di agenzia attribuiti alla dottoressa Bucella, capo della Direzione generale ambiente della Commissione, e poi ripresi da tutti i quotidiani. L’Adnkronos titola in tempo reale: “L’Ue boccia Napoli: come due anni fa”. Il Corriere della Sera, il giorno dopo, titola: “Rifiuti, accusa degli ispettori Ue, ‘dopo due anni è tutto uguale’”. Le parole di Bucella sono state il cardine sul quale far ruotare una campagna di stampa basata tutta sull’equivalenza tra l’emergenza rifiuti che nel 2008 aveva visto la Campania sommersa da 250 mila tonnellate di spazzatura e l’attuale crisi, circostanziata nella sola area vesuviana con 7 mila tonnellate di rifiuti. Rispetto al 2008 le infrastrutture però sono un po’ migliorate: è stato costruito un Termovalorizzatore ed è stato rafforzato il sistema delle discariche.

Già venerdì scorso il commissario all’Ambiente Potocknic ha riconosciuto che “la costruzione dell’inceneritore ha consentito dei progressi, benché rimangano fortissime lacune”. Allora ieri il Foglio ha raggiunto telefonicamente la dottoressa Bucella chiedendole se in effetti avesse mai pronunciato i giudizi sull’equivalenza tra la crisi del 2008 e quella di oggi. Ecco la risposta: “Ho pronunciato quella frase, ma i media italiani hanno interpretato le mie parole riferendole alla gravità della crisi. Cosa che non ho fatto, anche perché non mi compete. In realtà le mie valutazioni non sono entrate nel merito di quanti rifiuti si siano riversati sulle strade di Napoli oggi, e quanti fossero due anni fa. Le mie valutazioni si riferiscono al piano di gestione dei rifiuti in Campania che la Commissione aveva chiesto venisse approvato dall’Italia già nel 2007 e che non è mai pervenuto. Una vicenda che ha comportato un giudizio della Corte europea contro l’Italia”. Una questione che il governo e la regione intendono superare a conferma delle parole del governatore Stefano Caldoro: “Un sistema di smaltimento, seppur fragile, oggi esiste. Ma va rafforzato”. E difatti, come spiega anche Bucella, “la regione ha garantito la consegna di un piano di gestione articolato, con date e previsioni sulla sua completa realizzazione, entro la fine dell’anno. Ci aspettiamo che siano conseguenti con le rassicurazioni”. Di cosa ha bisogno la Campania? “Deve aumentare le percentuali della raccolta differenziata, deve attivare dei meccanismi intermedi di trattamento e compostaggio, deve stabilire come e dove trattare i rifiuti residui. Anche aumentando il numero dei termovalorizzatori. L’obiettivo dev’essere quello di ridurre il numero di rifiuti e, in prospettiva, lavorare per eliminare le discariche che possono essere utili in una fase intermedia di realizzazione delle infrastrutture, ma non sono la soluzione raccomandata dalle direttive europee. Ci vorranno parecchi anni ancora prima che la soluzione strutturale sia pienamente raggiunta”.

di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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