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Presidente di garanzia

Ecco perché Napolitano non si presta a nessun governo di ribaltone

Un nuovo esecutivo avrebbe l’avallo del Quirinale soltanto con la partecipazione del Pdl o della Lega

Il Quirinale propende per soluzioni di “alto profilo” e per la prassi consolidata. Dunque nessuna debole operazione di Palazzo potrà essere benedetta dalla presidenza della Repubblica. Qualora Silvio Berlusconi fosse sfiduciato e dimissionario, l’unica possibilità di un nuovo governo – se non presieduto dallo stesso Cavaliere – ha speranze di verificarsi nel solo caso in cui vi partecipasse il Pdl, gran parte di esso o la Lega. Giorgio Napolitano vanta sessant’anni di carriera all’interno delle istituzioni e di “un grande partito costituente”, l’ex Pci, ed è anche per questo che non ha intenzione di sigillare il proprio settennato avallando un “caduco governicchio” che lo esporrebbe agli attacchi del Cav. Piuttosto, a dimissioni del premier avvenute, al termine delle consultazioni, il Quirinale scioglierebbe le Camere. Un nuovo governo dovrebbe, peraltro, rispondere a precise ragioni di scopo: non soltanto la legge elettorale ma un organico piano di riforme economiche e sociali.

L’unico scenario che spingerebbe il Quirinale a una scelta diversa dallo scioglimento delle Camere o da un nuovo governo col centrodestra (o parte di esso), potrebbe essere determinato da un imprevedibile, e malaugurato, deteriorarsi della situazione economica europea. Qualora a fine anno si dovessero verificare le ipotesi più buie riguardanti lo stato dei conti del Portogallo, della Spagna o dell’Irlanda, il presidente potrebbe avvertire la necessità di salvaguardare l’Italia da “perturbazioni”. In quel caso, fatto un appello alla responsabilità del Parlamento, un “governo del presidente” vedrebbe la luce, guidato da una figura tecnico-istituzionale anche individuata all’interno della Banca d’Italia. Ma si tratta di uno scenario lontano. Ieri, incontrati Fini e Schifani, Napolitano ha confermato l’accordo che prevede l’approvazione della Finanziaria prima della crisi, che si aprirà il 14 dicembre con il voto prima del Senato e poi della Camera. Soltanto il passaggio alla Camera, qualora il premier non recuperasse i numeri (ci sta lavorando), offre uno spiraglio al governo di transizione. Ai piani alti di Montecitorio si spera in una progressione di questo genere: un voto di sfiducia seguito da una cospicua defezione nel Pdl.

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di Salvatore Merlo   –   @SalvatoreMerlo

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