2008: Obama +25 per cento
Gov: Paterson (D) – open
Sen: Shumer (D) – Gillibrand (D)
Cam: Gop 2 DEM 26
Swing-state puro nei primi anni della storia politica americana (dal 1866 al 1896 nessun candidato ha avuto un vantaggio superiore al 5 per cento nei confronti dell’avversario), agli inizi del Novecento lo stato di New York ha conosciuto un lungo dominio repubblicano (interrotto solo da Wilson nel 1916) fino all’era-Roosevelt. Dopo aver attraversato con entusiasmo decrescente le presidenze di FDR, l’Empire State è tornato a votare per il Gop dal 1948 al 1956; per poi tornare all’ovile democratico dal 1960 al 1968. Nixon e Carter sono stati il preludio agli ultimi due successi repubblicani nello stato, grazie a Reagan. Ma ormai New York stava scivolando sempre di più in casa democratica, come avrebbero dimostrato Dukakis, Clinton, Gore, Kerry e Obama con le vittorie democratiche sempre più larghe degli ultimi vent’anni.
Senza storia, nel 2010, la corsa per il posto di governatore lasciato libero da David A. Paterson: l’attorney general Andrew Cuomo è sembrato leggermente in difficoltà verso metà settembre contro il repubblicano (e prediletto dal movimento del Tea Party) Carl Paladino. Ma nelle ultime settimane è tornato sui livelli precedenti, con un vantaggio che oscilla intorno al 20 per cento.
Niente da fare, per il Gop, anche nelle due sfide del Senato. L’incumbent Charles Shumer viaggia con una trentina di punti di distacco dallo sfidante Jay Townsend. E nella special election, Kirsten Gillibrand sembra aver rintuzzato l’attacco di Joe DioGuardi (che dopo le primarie aveva ridotto il distacco entro la singola cifra) per tornare intorno ai 15-20 punti di vantaggio.
Lo scenario cambia radicalmente alla Camera, dove attualmente i democratici controllano 26 seggi contro i 2 dei repubblicani (uno è vacante). Il Gop non dovrebbe avere difficoltà a conservare il 3° e il 26° distretto, mentre è decisamente all’attacco in almeno otto distretti. In quattro di questi distretti (19°, 23°, 24° e 29°) i repubblicani sono addirittura favoriti per la vittoria, mentre negli altri (1°, 13°, 20° e 25°), ancora incertissimi, tutto dipenderà dall’intensità della red wave. Certo che passare dall’attuale 26-2 a un ipotetico 18-10 sarebbe uno sconvolgimento epocale per le dinamiche politiche dell’Empire State.
di Larry Silverbud
© - FOGLIO QUOTIDIANO
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