2008: Obama +37 cento
Gov: Douglas (R) - open
Sen: Leahy (D)
Cam: Gop 0 DEM 1
Fino agli anni Novanta, in tutta la storia degli Stati Uniti soltanto Lyndon Johnson, nella vittoria landslide contro Barry Goldwater nel 1964, era riuscito a portare il Vermont nella casella democratica delle elezioni presidenziali. A cavallo tra il XIX il XX secolo, il Gop dominava a tal punto la politica del Green Mountain State che i suoi candidati peggiori non scendevano mai sotto il 70 per cento dei voti. E soltanto qui (oltre che in Maine), Franklin D. Roosevelt ha perso tutte e quattro le volte che ha corso per la Casa Bianca. Prendete questo scenario, ribaltatelo, e avrete una fotografia del Vermont di oggi, totalmente controllato dal Partito democratico e capace di eleggere al Senato l’unico candidato “socialdemocratico” del Congresso, l’indipendente Bernie Sanders.
In questo ambiente particolarmente ostile, i repubblicani non hanno alcuna chance di essere competitivi nell’unico distretto della Camera (l’incumbent Peter Welch viaggia con 35-40 punti percentuali di vantaggio sullo sfidante Paul Beaudry) o nella corsa per il Senato (in cui soltanto una catastrofe di proporzioni epiche potrebbe permettere al repubblicano Len Britton di insidiare Patrick J. Leahy, “padrone” del seggio dal 1974).
In più, il Gop rischia di perdere anche la poltrona di governatore, lasciata vacante da Jim Douglas dopo otto anni. Il suo vice, Brian Dubie, avrebbe avuto ottime possibilità di farcela contro Douglas A. Racine (già sconfitto da Douglas nel 2002), ma a vincere le primarie democratiche – con un distacco di appena 182 voti, dopo un contestatissimo recount – è stato a sorpresa Peter Shumlin, il presidente del Senato statale, che si è subito dimostrato più competitivo di Racine nei sondaggi. Al momento, viste le forti inclinazioni politiche del Vermont, Shumlin deve essere considerato il (leggero) favorito.
di Larry Silverbud
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