Arriva musone (ma quando gli dicono che lo aspettano sei mesi di campagna elettorale, sorride), con un’asciutta mise nera, spezzata solo dalla camicia grigia e annuncia: “Non sono un’archistar”. Stefano Boeri – architetto urbanista (come ci tiene a definirsi), docente al Politecnico di Milano, direttore della rivista Abitare, 54 anni, milanesissimo, figlio di un neurologo e della famosa architetta Cini, fratello dell’economista Tito – debutta così, allo spazio “The Hub” di Milano – quartiere cinese Paolo Sarpi – nella corsa alle primarie per la poltrona di sindaco della città. Una candidatura, la sua, lontana dai partiti (come ribadisce più volte, nonostante i rumors recitino di un decisivo caffè, a fine agosto, con Bersani, incrociato nello scalo di Linate). Stessa formula con cui lo scorso luglio, al Teatro Litta, l’avvocato ed ex parlamentare Giuliano Pisapia (sostenuto da Sinistra e Libertà), annunciò la sua candidatura.
Sarà lui, insieme al costituzionalista Valerio Onida, a partecipare alle primarie di centrosinistra per Palazzo Marino. Sul Pd Boeri auspica: “Mi auguro che sia con me”, senza però risparmiare colpi a quelli che lui denuncia come “comprimari rancorosi della sinistra milanese” (e lo ripeterà più volte). L’allusione è fin troppo facile: certi stomaci da Nobel – Dario Fo, per intenderci – paiono non aver digerito la corsa di chi sembra troppo vicino a costruttori dall’indubbio profilo come Salvatore Ligresti, al cui fianco l’architetto ha già lavorato in parecchie occasioni: “Ma come si fa a candidare questi perecottari, questi uomini così discutibili!”, ha tuonato lo scrittore dalle pagine del Riformista. “A sinistra stanno commettendo gli stessi errori di cinque anni fa, quando m’impegnai in prima persona con la sinistra e imposero la candidatura di un poliziotto (Bruno Ferrante)”, conclude.
Ancora meno tenero, nell’intervista rilasciata al Corriere, dove definisce l’urbanista come “una persona carente dal punto di vista del rigore politico”, “coinvolto in progetti a dir poco controversi”. In particolare, il piano di riqualificazione del quartiere isola, nell’area Porta Nuova-Garibaldi (a firma Boeri e finanziato da Ligresti) sembra essere il bolzone del partito del cemento, accreditato, dai suoi detrattori, all’architetto. Intervento giudicato a dir poco invasivo dai comitati germinati attorno all’area.
Se la fazione “Fo” intenda proporre un proprio candidato (si rumoreggia di Basilio Rizzo, storico consigliere d’opposizione a Palazzo Marino) è ancora poco chiaro, ma anche dalle pagine di Europa, Michele Fusco ha imputato all’architetto la sua consuetudine a stringere le mani giuste nei salotti della Milano radical chic: “Convinto, architetto Boeri, di potersi guadagnare la fiducia dei milanesi?”. “Non ne posso più”, risponde il candidato alle obiezioni, “mi sono dimesso dalla consulta architettonica dell’Expo (per cui ha firmato il masterplan) e non comprendo come i rancorosi comprimari della sinistra milanese disapprovino un progetto qualificante come il Cerba", centro per le biotecnologie voluto da Umberto Veronesi, che nascerà nell’area agricola del Parco Sud di Milano: golosa portata per Ligresti, 900 milioni su un’area acquistata a 10. "Quel progetto", prosegue, "era il sogno di mio padre (direttore del Besta, storico istituto neurologico) e di Veronesi, che vollero dare vita a una struttura che curasse tumori, Alzheimer e malattie neurodegenerative. Non sono un cementificatore: anche il masterplan di Expo, il grande orto botanico che io e gli altri progettisti avevamo immaginato nell’area pubblica dell’ortomercato, è stato rifiutato nella sua concezione originaria da speculazioni che io rigetto. Ma non intendo polemizzare: l’Expo è una grande opportunità che rischiamo ci venga sottratta. Dobbiamo viaggiare tutti uniti per portarla a compimento".
Boeri non rinnega il suo passato (“Faccio l’architetto, con chi altri dovevo lavorare se non con costruttori?”), ma annuncia con risolutezza che ha cambiato vita. “Ho lavorato per Pirelli, Rizzoli, Morgan Stanley, Hines, ma nel momento in cui fossi eletto sindaco non sarò più un architetto: sul Cerba non sarò più disponibile e mi ritirerò anche dagli altri progetti”. Poi ci pensa e rassicura: “Mi sono affidato a uno dei più grandi esperti di conflitto di interessi”. Dal pubblico parte la battuta: “Chi, Berlusconi?”, lui ride e risponde: “Magari, sarebbe bello”.
© - FOGLIO QUOTIDIANO
di Paola Bacchiddu
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